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LE ELEZIONI SPAGNOLE
Il risultato a sorpresa nelle elezioni spagnole, che ha ribaltato le indicazioni fornite dai sondaggi, modificato il quadro politico e premiato i socialisti a discapito della destra di Aznar, ha scatenato diverse e contrastate reazioni. Il Financial Time ha sostenuto come dalla Spagna sia giunta una lezione di democrazia, mentre il centrodestra ha affermato come il ribaltamento della situazione sia stato conseguenza di una reazione emotiva, dipesa dalla drammaticità degli avvenimenti culminati nella strage di Madrid. Entrambe le interpretazioni sono rispettabili, anche se un evento terroristico di tale portata, avrebbe, in concomitanza con l'appuntamento elettorale, fatto cadere qualsiasi maggioranza sia di destra, sia di sinistra: probabilmente non è stata giudicata la politica complessiva della destra iberica e l'azione del governo, ma la violenza estrema, conseguita all'adesione alla missione in Iraq, che ha messo questa nazione, così come le altre intervenute a vario titolo, Italia compresa aldilà della copertura umanitaria, a rischio di attentati. Il terrorismo si combattere scendendo nelle piazze come è successo a Madrid e recentemente a Roma, e in molti altri Paesi europei, o si dovrà contrastare nei luoghi d'origine snidandolo con azioni militari mirate? Si potrà mitigare, intervenendo, definitivamente, con la pacificazione tra arabi ed ebrei in Palestina o con altri atti di guerra? Il conflitto in Iraq ha generato perplessità nel momento in cui si è compreso la debolezza dell'apparato militare iracheno e l'inesistenza, sino a prova contraria, di armi per la distruzione di massa. La lettura postuma degli avvenimenti ha consentito il proliferare di dubbi, circa la reale motivazione di un'occupazione militare, di cui si sarebbero potute prevedere le reazioni, giustificata da palesi interessi economici ed egemoni. L'Italia stessa, inseguendo sogni di gloria e il miraggio della ricostruzione, e volendo sedere al tavolo dei potenti, si è esposta, mettendo a repentaglio un Paese dove tutto potrebbe accadere, in considerazione delle difficoltà oggettive di prevenire atti di terrorismo. Le elezioni spagnole si sono svolte democraticamente con un risultato netto ed inoppugnabile, provocando reazioni nelle altre nazioni europee. Sono emerse perplessità e le sinistre, contrastate sull'opportunità di proseguire la missione in Iraq, hanno alzato i toni della polemica per sfruttare politicamente l'esito delle prossime consultazioni elettorali. In casa nostra l'emotività e l'opportunismo politico hanno lacerato il centrosinistra, diviso su molti argomenti e in particolare di fronte alla scelta bellico-umanitaria, con strappi polemici anche laceranti, mentre il centrodestra ha nascosto le proprie ambizioni di potere, dando risalto alla valenza umanitaria e civile della nostra presenza in Iraq. Altri segnali arrivano dalla Francia dove, nelle recenti amministrative, il centrosinistra, seppur diviso, ottiene un lusinghiero risultato, unitamente alla destra estrema di Jean-Marie Le Pen, dimostrando l'inquietudine che attraversa l'Europa che, mai come ora, dovrà dimostrarsi unita, in un'azione congiunta nella gestione della politica estera: nessun Paese dell'Unione dovrà agire isolato, anzi solo l'unità d'intenti potrebbe dimostrarsi vincente nella guerra del terzo millennio, quella lacerante subdola e snervante contro il terrorismo e l'ingiustizia.
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