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ORGOGLIO LEGHISTA
La Lega Nord di Merate ha deciso di partecipare con una propria lista alla competizione elettorale amministrativa di primavera, dimostrando ancora una volta la volontà di incidere autonomamente nella vita cittadina, senza condizionamenti e senza dover o voler salire sul carro altrui. Non dubitavamo sull’esito di quest’attesa decisione, assunta dal giovane e coraggioso segretario cittadino Paolo Mauri, e dal gruppo dei fedelissimi che lo affiancano, anche se esistevano segnali che potevano far presupporre l’esatto contrario, dopo i diversi interventi oratori pronunciati nei consigli comunali dal consigliere Silvio Mandelli, tiepidamente favorevoli o timidamente contrari al volere della maggioranza. La scelta è maturata dopo aver preso atto della volontà dell’attuale maggioranza di Merate al Centro di proseguire un percorso civico slegato dalla politica ufficiale, dove l’appoggio dei partiti è gradito ma non necessario e tanto meno incisivo. Il rischio per la Lega, nell’assunzione di tale decisione, è di non riuscire a far eleggere un proprio rappresentante a Villa Confalonieri, dopo decenni di presenza attiva, spesso duramente polemica, e ciò se non si rendesse disponibile un candidato sindaco d’adeguata personalità e caratura. Nonostante questo, è prevalsa la necessità di visibilità del partito e il desiderio di continuità del lungo percorso politico del gruppo, che si è sempre distinto per l’attivismo, per le iniziative assunte, e per l’autonomia di giudizio e azione. Non appartiene di certo al Dna dei Lumbard il desiderio di salire sul carro del presunto vincitore, soprattutto se ciò comporta il pagamento di un prezzo così elevato, ed anche, come nella realtà meratese, se si è considerati inutili e quasi indesiderati. L’autonomia, la visibilità e la possibilità di proposta valgono molto di più di un seggiolino occupato da un anonimo consigliere comunale, costretto ad appiattirsi su scelte volute da altri, schiacciato da una maggioranza coesa, poco disposta ad ascoltare il parere di un consigliere abbandonato a se stesso o destinato ad alzare la mano a comando.
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La determinazione dimostrata dai leghisti è una lezione di vita e di dignità per gli altri rappresentanti dei partiti della Casa delle Libertà, che occupano poltrone inutili, abituati, come sono, a colloquiare in solitudine davanti allo specchio. Uno schiaffo simbolico ad Alberto Denti, umiliato dai suoi dirigenti, ma non al punto da indurlo alle dimissioni dalla carica di responsabile cittadino di Forza Italia, al presidente del Circolo di AN, Goffredo Bursi, di cui si sono da tempo perse le tracce, alla segreteria provinciale del suo partito, più impegnata nella difesa dei posti di maggiore visibilità, e nella lotta per il controllo delle poltrone, che alla proposta politica, al presidio delle piazze e al confronto sui problemi reali. In un mondo condizionato dal successo e dal desiderio di conquista del potere, un poco di idealismo non guasta di certo, come necessita il prevalere del senso di dignità e di appartenenza: essere costretti, come è successo a Mauri, di incontrare Denti per essere informato della candidatura a sindaco di Andrea Colombo, a decisioni già assunte e senza essere stati consultati preventivamente, e nemmeno invitati a confronti sul programma, la dice lunga sulla determinazione del gruppo di maggioranza di proseguire un cammino amministrativo in netta e comprensibile autonomia dai partiti, che non contano, in quanto non rappresentano nessuno, e non possono condizionare il voto dei cittadini, sempre slegato in questi appuntamenti elettorali amministrativi dalle decisioni delle segreterie politiche. Un’ennesima conferma di alcune regole importanti, seppur mai scritte: la squadra vincente non si cambia (valida per l’attuale maggioranza). La politica delle segreterie dei partiti è in crisi profonda, lontana anni luce dalle esigenze e dalle attese della gente e quindi ininfluente nelle scelte amministrative locali, dove prevalgono altre logiche ed altri equilibri (valida per tutti i partiti di entrambi gli schieramenti). La discesa in campo della Lega Nord porta a quattro il numero dei contendenti in lizza in città, aumentando l’incertezza sull’esito finale. Alcuni a sinistra si sfregano le mani, confidando, fatto tutto da verificare e a risultati acquisiti, in una possibile erosione leghista dei consensi destinati ad Andrea Colombo, espressione, seppur velata, del centrodestra, altri fanno “spallucce”: solo il risultato delle urne darà l’esatta risposta.
Dario Meschi
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