L'editoriale

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 21 febbraio 2004 - Anno 4 - Nr. 8

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UNA STORIA TURBOLENTA

Il cantiere di riqualificazione sull’area Don Cesare Cazzaniga, ora in stato di totale abbandono, rimane al centro dell’interesse pubblico, sia per la drammaticità della situazione che ha portato, dopo una serie continua di ritardi e di slittamenti della consegna delle opere, al fermo definitivo, sia per la necessità di affrontare in maniera risolutiva e in tempi brevi i lavori di completamento ancora mancanti, quantificando la spesa ancora necessaria per l’ultimazione dei lavori.
Non riteniamo di dover ripercorrere le tappe della turbolenta vicenda già narrata in altre occasioni, ma affrontare due aspetti che sicuramente andranno chiariti. Il primo riguarda i tempi necessari per la ripresa dei lavori nel cantiere dopo la controversa risoluzione contrattuale tra il comune di Merate, committente dell’opera, e la Cias Grup Spa, impresa appaltatrice, unitamente alla quantificazione del costo delle opere di completamento, già preventivate dai tecnici in circa un milione di euro, ma soggette a possibili variazioni nel corso dei lavori. Il secondo, non meno importante, consiste nell’accertamento delle responsabilità amministrative, tecniche e politiche che hanno generato una siffatta situazione.
Se da una parte, la lungaggine delle tempistiche nell’esecuzione delle opere sembrerebbe all’apparenza un’esclusiva prerogativa dell’impresa, anche se a parziale giustificazione della stessa giocano diversi fattori, infatti, sin dall’inizio dei lavori si erano palesati imprevisti nell’esecuzione degli scavi e si era riscontrata la necessità di effettuare opere di consolidamento del terreno. Dall’altra erano emerse indiscrezioni, tutte da accertare, in merito a possibili errori progettuali e a difformità riscontrate tra il progetto architettonico e quello strutturale esecutivo. L’amministrazione comunale, nel proprio interesse, ha contribuito a complicare la situazione decidendo l’impostazione di un contratto di appalto “rischioso”, in quanto prevedeva una parziale permuta lavori, ossia la cessione di box all’impresa da realizzarsi nell’ambito del cantiere, al prezzo di 1,5 miliardi di lire, riducendo l’importo da corrispondere nella liquidazione finale della contabilità. L’operazione azzardata, ma utile per il bilancio comunale, si è poi dimostrata nefasta, in quanto diminuendo in consistente entità le entrate di denaro nelle casse dell’impresa ha creato un evidente disagio economico, che potrebbe aver inciso sensibilmente nel rallentamento dell’esecuzione delle opere. Non solo, all’amministrazione comunale si potrebbe contestare la mancata disciplina della facoltà del subappalto dei lavori, ammesso che tale possibilità, nel caso specifico facilitata dal mancato inserimento di specifici divieti, abbia portato ad altri inconvenienti. In questa complicata situazione sono emerse contestazioni e riserve, tradotte in un voluminoso dossier tra l’impresa e la municipalità, con scambio reciproco di addebiti e di richieste di rimborsi economici.

Resta certo il fatto che sono state eseguite opere difformi al progetto, addirittura inidonee sotto il profilo statico, e quindi vi siano delle precise responsabilità di tutti i soggetti interessati al contratto di appalto e quindi dell’impresa, del direttore del cantiere nominato dalla stessa, e dalle diverse figure professionali interessate al progetto e lautamente remunerate: il progettista dei lavori, il direttore dei lavori, il progettista e il direttore dei lavori delle opere strutturali.
Da quanto è emerso dagli accertamenti tecnici effettuati, sembra che siano state eseguiti lavori di notevole entità difformi al progetto, tali da rendere necessaria la realizzazione di opere di consolidamento statico al fine di garantire sia la sicurezza, che il rispetto delle normative di legge. In sostanza non vi è coincidenza tra il progetto esecutivo e l’effettiva realizzazione di alcune strutture. Sembra palese come l’impresa abbia commesso errori, e come, in qualche misura, sia mancata la necessaria vigilanza tecnica: se l’impresa ha eseguito lavori difformi per propria incapacità, non è stata evidentemente fermata da chi sovrintendeva i lavori.
Una domanda sorge spontanea: com’è possibile che tutto lo staff tecnico interessato al progetto, formato dai professionisti incaricati (il progettista e il direttore dei lavori delle strutture, lo stesso progettista e in particolare il direttore dei lavori dell’opera complessiva) non si sia accorto di quanto accadeva? La stessa impresa nell’esecuzione dei tracciamenti e nell’acquisizione delle strutture prefabbricate come può aver proceduto con u’incauta, quanto improvvida leggerezza?
Sicuramente qualcuno ha sbagliato! L’accertamento della verità è un diritto del cittadino contribuente, che paga i conti, grazie all’Ici e a tutte le altre imposte comunali e sovracomunali, stanco com’è di accettare passivamente una situazione confusa, dove si evidenzia un palleggiamento di responsabilità. Esiste un carteggio voluminoso che interessa i vari attori di questa penosa storia, in esso sono contenuti i motivi del contendere e le determinazioni assunte dai singoli protagonisti. Evidentemente si tratta di documenti riservati, non di dominio pubblico, a disposizione delle parti in causa e dei legali, ma aldilà del contenuto dei documenti è legittimo aspettare delle risposte dai rappresentanti dell’amministrazione comunale, sicuramente i meno colpevoli, in quanto anch’essi vittime di un meccanismo perverso che non consente la scelta dell’esecutore dei lavori, per rispetto dei cittadini. La delusione e l’inevitabile speculazione politica su questa vicenda rischiano di divenire l’argomento più importante della campagna elettorale amministrativa, togliendo spazio al confronto sul progetto di governo della città del futuro.
Dovrà prevalere in buon senso, la misura e il necessario equilibrio da parte di tutti i contendenti della prossima competizione elettorale: non dimentichiamo che in periodi diversi e con responsabilità non sempre scindibili, i personaggi ora in lizza hanno quasi tutti ricoperto incarichi di governo, anche se oggi siedono sui banchi dell’opposizione anziché della maggioranza o viceversa.
Battista Albani ora spara bordate, dopo aver in altri tempi approvato il progetto tanto contestato, a dimostrazione di come tutto in politica possa cambiare!

Dario Meschi

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