Sotto la lente

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 27 dicembre 2003 - Anno 3 - Nr. 49

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INFORMAZIONE E PLURALISMO

Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha firmato il decreto Berlusconi garantendo così la sopravvivenza provvisoria di Rete 4 e la raccolta pubblicitaria a Rai 3. Le critiche sul nuovo dispositivo e sulla legge Gasparri rinviata alla Camere sta intossicando la nostra vita pubblica e minaccia di inasprirsi ulteriormente nelle prossime settimane. L'Ulivo è stato perentorio laddove, tramite i suoi rappresentanti più considerati, ha dichiarato che non aprirà alcun dialogo con la maggioranza sulle riforme costituzionali fino a quando non sarà risolto in modo definitivo il problema dell'informazione, secondo le indicazioni suggerite dal Presidente Ciampi.
Le preoccupazioni attorno a questa legge molto discussa, presentata come soluzione mediata e meditata dalla necessità di garantire un'informazione pubblica pluralista e rilanciare l'imprenditorialità del settore coinvolge molti soggetti: il presidente della Rai sospetta che le nuove nomine possano diventare merce di scambio per l'approvazione della modifica alla legge. La federazione degli editori teme la diminuzione della già modesta raccolta pubblicitaria. Il ministro Gasparri, difendendo il testo originario della legge, sostiene la necessità di rilanciare il servizio pubblico, dando impulso alle aziende italiane presenti nel settore dell'informazione, tacciate di "nanismo".
Ognuno ha quindi ragioni importanti da sostenere e difendere.

Per il cittadino comune confrontarsi sulle qualità e sulle virtù del digitale, calcolare il perimetro del Sic (Sistema integrato delle comunicazioni), capire il significato delle "diffusioni interconnesse" o dell'"uso efficiente dello spettro elettromagnetico" è come parlare il cinese senza averlo studiato. Un dispositivo riguardante una materia tanto complessa, è evidentemente riservato agli specialisti del settore e questo in molti altri campi, dalla sicurezza informativa alla bioetica, all'elettrosmog, ai limiti dell'antitrust.
Esiste la difficoltà oggettiva di far comprendere alla gente, ma anche agli stessi politici, le ragioni circa le scelte tecnologiche ed etiche proposte che, investendo un'importanza enorme e trattando d'informazione e di media, non può prescindere da un largo coinvolgimento e dal raggiungimento di un accordo condiviso da un'ampia maggioranza politica, non solo di quella governativa. Il pluralismo dell'informazione rappresenta, infatti, una pre-condizione della democrazia, il fondamento da cui dipende la conoscenza, la consapevolezza e quindi la libertà d'espressione, tant'è che il Presidente della Repubblica si è sentito in obbligo d'intervenire con il primo e tanto contestato messaggio al Parlamento.
La disciplina dei mass media, quanto la legge elettorale e quella sul conflitto d'interessi, attiene alle regole del gioco e allo spirito del dettato della Costituzione repubblicana.
E' una legge che potremmo considerare costituzionale, una grande riforma, sia per i suoi contenuti, sia per il metodo con cui verrà approvata, tale da richiedere un confronto aperto e democratico.
Il ministro Gasparri, siglando la legge nella prima scrittura e in quella definitiva, assumerà per sé e per il partito al quale aderisce una grande responsabilità. Quale rappresentante di Alleanza Nazionale nel governo, non avendo nulla da spartire con Forza Italia, e quindi di quello che è definito il partito del Presidente, dovrà consentire la massima trasparenza e un confronto aperto, ma diversamente potrà pagare il fio per un atteggiamento e un metodo criticabile, considerato di parte: un passaggio chiamato a dimostrare la caratura dell'uomo, del politico, e il senso di responsabilità del partito di Gianfranco Fini.

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