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GRAMMATICA E TURPILOQUIO
L'agenzia di comunicazione Eta Meta Research ha recentemente pubblicato i risultati di uno studio che ha coinvolto 130 esperti fra psicologi, pubblicitari e linguisti, interrogati sulla correttezza del linguaggio televisivo, per denunciare lo scempio commesso sullo schermo, dove gli sbarbi grammaticali intercalati da espressioni volgari si ripetono ogni undici minuti, in tutte le fasce orarie e persino nei programmi trasmessi in prima serata: purtroppo il turpiloquio e la battuta volgare dilagano, facendo audience. Dal sondaggio risulta che sette intervistati su dieci si ribellano al linguaggio televisivo definito hard, dove, nella graduatoria delle volgarità, le parolacce si confermano al primo posto con il 58% delle risposte, seguite dai gestacci, 43%, dalle frasi ambigue, 39%, con ricorso ad espressioni dialettali boccaccesche, 31%, mentre le volgarità negli sketch e nei doppi sensi dei comici turbano meno, malgrado siano divenute una disdicevole abitudine. Per quanto riguarda le fasce orarie dei programmi, si evidenzia la generale indifferenza verso la "fascia protetta". I programmi d'attualità e costume sono considerati più a rischio, 42%, seguiti da quelli trasmessi in prima serata, 27%, e dalle trasmissioni sportive, 24%. Anche i telegiornali sono coinvolti dal fenomeno e, per l'11% degli intervistati, rappresentano un pericolo sotto il profilo della pulizia lessicale. Secondo il 43% degli esperti, questo malcostume linguistico sfociante nell'anarchia, oltre ad impoverire il linguaggio, aumenta l'aggressività e l'intolleranza, comportando il dirottamento di parole volgari, gestacci ed insulti verso il linguaggio e la gestualità comuni.
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Sarà la televisione con i suoi eccessi a condizionare la parlata comune o viceversa lo schermo si propone come specchio e riflesso della realtà? Il linguaggio televisivo è la celebrazione esasperata di quello comunemente utilizzato nella quotidianità, o un modo di proporre un'informazione condizionante sotto il profilo linguistico? Un dubbio amletico di non facile soluzione che desta numerose perplessità. Un fatto, quello dell'utilizzo generalizzato nei rapporti umani di un modo espressivo sempre più imbarbarito sembra assodato in ufficio, a scuola, come in tram, certamente diffuso grazie al potere dei media, dei comici, di alcuni personaggi "estremi" che hanno tratto dalla volgarità la loro immagine pubblica. E' difficile tracciare i limiti e distinguere tra le diverse volgarità e i luoghi in cui esse sono proposte. Da un Paese come il nostro, dove il livello culturale e la scolarizzazione sono aumentati e migliorati in maniera evidente, ci si sarebbe potuto aspettare di più rispetto al passato. Le giovani generazioni, più condizionate da forti proposte, vivono tra battute salaci, trasmissioni diseducative, come il Grande Fratello ed esempi di vita e comportamenti pubblici tutt'altro che edificanti. Crescono al fianco dei genitori, tra serial televisivi dove gli intrecci amorosi, sono tali da rasentare l'inverosimile arrivando sino al paradosso, dove i valori, quelli della tradizione, sono divenuti un ricordo lontano. Le interferenze tra la vita privata, quella pubblica e il martellamento televisivo sono forti e intrecciate, tanto da rendere quasi impossibile la loro distinzione e comprendere il loro influsso nelle abitudini di ciascuno. La volgarità non attraversa quella mutazione fisiologica di significato dovuta al normale cammino delle parole, non subendo alcuno svuotamento o alterazione di senso. La parolaccia non è solo il modo banale per colmare mancanze espressive, ma diviene stile di vita: purtroppo la televisione la utilizza per dire qualsiasi cosa, disattendendo al ruolo educativo fondamento dell'informazione sia pubblica, sia privata. Il mezzo televisivo non è l'unico responsabile del decadimento espressivo che è favorito anche dai quotidiani, dai periodici e dai siti internet. Affrontando i problemi del linguaggio e della comunicazione, Radio Uno, dimostrando notevole sensibilità al riguardo, propone una trasmissione "controcorrente" condotta da Igor Righetti, esperto del settore, co-autore insieme al fratello Valter, del libro il " Comunicattivo e la sua vena creativa": una lettura da non perdere. Una specie di vademecum delle esagerazioni, con frasi tratte da giornali e da internet che dimostrano "la strumentalizzazione, la faziosità politica e la dietrologia che popolano i pensieri e gli scritti di tanti illustri personaggi" Proponiamo un aforisma degli autori: "Le frasi fatte devono andare a disintossicarsi, quelle scontate devono avere il doppio prezzo e quelle celebri devono darsi meno arie".
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