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Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 27 dicembre 2003 - Anno 3 - Nr. 49

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LA CORSA ALL'ORO

Dopo un lungo oblio, dovuto a deludenti investimenti, i risparmiatori stanno riscoprendo il metallo giallo: inizierà una nuova corsa all'oro?
Per le azioni, così come per l'oro esistono delle condizioni precise per decidere l'opportunità di un investimento. La distinzione tra le forme di risparmio prescinde dal fatto di possedere un foglio cartaceo invece di un bene reale. Evidentemente chi acquista oro desidera possedere dei lingotti, delle barrette o delle monete da custodire in cassaforte in una precisa ottica di cassettista, destinandovi prudenzialmente una quota non eccedente il 5% del capitale a disposizione, considerandolo un impiego a lunghissimo termine destinato a contrastare l'inflazione.
Sul sito web della Italpreziosi, società operante nella compravendita dell'oro, è proposto un grafico che mostra l'andamento dal 1798 al 1988, del prezzo dell'oro e dell'inflazione, entrambi calcolati in dollari, evidenziando come i dati siano andati di pari passi sino alla fine degli anni sessanta, dove la rivalutazione dell'oro superava, seppur di poco, l'aumento del costo della vita. E' proposto un esempio: nel sedicesimo secolo, con un'oncia d'oro si confezionava un abito di buona qualità, ora nel terzo millennio, gli oltre 400 dollari per oncia, consentono circa la stessa cosa.

L'oro ha sempre rappresentato il simbolo della ricchezza mantenendo, seppur con difficoltà, una presenza nel portafoglio dei grandi investitori e torna d'attualità anche nell'era tecnologica riprendendo un posto di tutto rispetto nell'arena finanziaria negli ultimi due, tre anni, dopo un lungo oblio segnato da Internet e dal mercato azionario 'miracoloso'.
L'interesse è dimostrato dalla richiesta di lingotti dai venti ai cento grammi, grazie alle recenti performance, alle attese di guadagno ma anche al piacere di un acquisto che dà "status".
Essendo quotato in dollari il prezioso metallo, in considerazione dei cambi valutari, brilla di più negli Usa che in Europa. Infatti da quando è stata adottata la moneta unica europea, il valore oncia-dollaro è salito da 288 a 408, dopo aver sfondato la quota 300 nel primo semestre del 2002. L'oncia-euro invece è salita in minor percentuale da 245 a 331 euro, pari al +36% in cinque anni ed è aumentata del 10% dall'entrata in vigore della legge del 2000 che ha liberalizzato la vendita ai privati, con una lievitazione pari solo all'1,5% nel corso del 2003.
Gli ultimi mesi hanno rafforzato il nesso tra la debolezza del dollaro e la forza dell'oro, entrambi considerati beni di difesa: ma è una correlazione inversa limitando i guadagni di chi investe in euro.
Le maggiori ragioni dell'aumento del prezioso metallo si possono ricondurre all'indebolimento del dollaro, appesantito dalla bilancia commerciale Usa, dalla necessità di una valuta statunitense debole per stimolare l'export, dalla ripresa economica e dall'occupazione interna, dai tassi bassi che lo rendono più appetibile, dalle crisi geopolitiche internazionali destinate a favorire l'acquisto di beni-rifugio e infine dalla diminuzione della vendita da parte delle miniere, che confidano in possibili ulteriori aumenti. Evidentemente, l'investimento speculativo che si basa sui trend economici si dimostra il miglior traino delle quotazioni dell'oro. I privati non cassettisti, amanti dell'azzardo possono effettuare l'acquisto di lingotti tramite certificati, lasciando il metallo depositato presso il venditore, provvedendo alla rivendita a breve termine dei titoli di proprietà, oppure possono puntare sui possibili rialzi con le opzioni call e sui ribassi con quelle put, ma in modo diverso di quanto avviene per azioni e indici.
 

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