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"Ho fiducia nell'uomo, ancora, nonostante quello che ho visto in sessant'anni di vita, nonostante quanto vedo dai vetri di questa finestra sopravvissuti misteriosamente a quasi cinque anni di guerra: una città consumata dai secoli, dai vicoli strozzati che sinuosi si intrecciano confondendosi come il filo di un gomitolo, dai muri marci di salsedine, dai tetti di ardesia interrotti dai minuscoli terrazzini profumati di basilico e limoni che resistono tenaci alla distruzione che li accerchia. Quasi ovunque profili di case sbranate da bombe, soffocate da detriti. Per nascondere tanto orrore lascio ricadere la tenda di tessutaccio autarchico ricamata dalla mia Eugenia: dietro ogni muro ci sono uomini e donne segnati dal dolore, ruderi a loro volta di carne e ossa che non sanno dove scappare o che non vogliono mollare come me".
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Gennaio 1945. In un borgo del Monferrato ai confini con l'Appennino ligure, Eugenia e Vittorio, due coniugi uniti da un amore incrollabile, vivono con i loro cari a Villa dei girasoli, l'accogliente dimora di famiglia, teatro nel tempo di gioie, dolori, nascite, morti, piccoli e grandi eventi domestici. Tutto un mondo che Vittorio rievoca, con accenti insieme affettuosi e nostalgici, mentre fuori infuria la guerra civile: formazioni partigiane, gruppi di "irregolari sbandati", repubblichini e tedeschi seminano la paura, angoscia e incertezza nella popolazione, sconvolgendo ritmi e abitudini radicati da secoli. A Villa dei girasoli tutti cercano di condurre una vita normale, ma un giorno anche gli sforzi dell'intera famiglia di fermare sulla soglia di casa la follia degli uomini vengono brutalmente annientati: quattro sconosciuti irrompono nella villa con le armi spianate e prelevano Vittorio dileguandosi con lui nella notte. Il racconto continua con la voce di Eugenia, diario minuzioso delle settimane di ricerche, abboccamenti, contatti per conoscere la sorte del marito e il motivo del suo rapimento. Un'estenuante altalena di speranze e sconforto che si protrae per lunghi mesi fino all'emblematica conclusione. Ma la vicenda di Eugenia e Vittorio non rappresenta un caso isolato - non è uno sfortunato accidente - bensì, nelle intenzioni dell'Autrice, vuol testimoniare la condizione di migliaia di italiani, intrappolati nella tenaglia di una guerra fratricida che non avevano voluto né sostenuto e feriti da terribili ingiustizie che non troveranno mai riscatto. A queste vittime inermi e innocenti Sandra Verda ha dedicato il suo romanzo, nel qual la pietà e la solidarietà nei loro confronti non riescono a cancellare l'indignazione e la rabbia rivolte contro tutti quanti pretendono di disporre - in nome di una loro verità - del destino dei propri simili. Un'opera di narrativa percorsa da una profonda tensione morale e civile, sorretta da una scrittura limpida, pulita, che sa alternare passi di intenso lirismo a pagine aspre come la realtà che descrivono la malinconica dolcezza e il rimpianto per ciò che abbiamo amato e perduto.
Sandra Verda è nata a Genova il 30 giugno 1959. Ha esordito con successo nella narrativa con Il male addosso (Bollati, Boringhieri, 1994), vincitore del premio Rapallo 1995, della Targa d'oro del Premio letterario Stefanelli 1995, finalista del Premio Flaiano e del Premio Donna Città di Roma 1995 nella sezione "Opera prima". Attualmente vive e lavora a Genova.
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