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CONSOLIAMOCI COL CULATELLO
E' fallita l'intesa sulla nuova Costituzione europea. Dopo mesi di trattative, nonostante l'impegno della presidenza italiana, il vertice sulla Costituzione europea non ha raggiunto un accordo per dare vita alla nuova Carta. Il disaccordo era totale e ha pesato molto il veto imposto dalla Spagna e dalla Polonia. Questa è una grave sconfitta per il vecchio continente che perde una preziosa occasione per proseguire un cammino, molto impervio, verso la creazione di un'unione di popoli, Stati, nazioni con uguale dignità per tutti e senza tentazioni egemoniche da parte di chiunque. L'allargamento a 25 Paesi, forse troppo accelerato, rischia di mettere in crisi il progetto dell'unità economica ma soprattutto di quella politica. Esiste la reale possibilità di un'Europa divisa in gruppi di potere e d'influenza destinata a perdere forza e credibilità internazionale. Il Presidente Prodi, una volta tanto d'accordo con Berlusconi, ha riconosciuto l'impossibilità di un accordo al ribasso, ammettendo un fallimento non tanto in termini temporali - si potrebbe trovare una soluzione tra mesi - quanto in contenuti progettuali e strategici per la mancanza di una visione comune e di un unico traguardo.
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Il Cavaliere ha giocato tutte le carte di cui disponeva e nemmeno la tradizionale strategica dell'amicizia è riuscita ad ottenere un risultato soddisfacente. Per alcuni commentatori, il fatto che i capi di Stato e di governo non abbiano raggiunto l'accordo potrebbe considerarsi una fortuna, in quanto i compromessi si dimostrano soddisfacenti ed utili quando le parti si accordano sui modi e sui metodi da attuare per raggiungere un comune obiettivo: importante è determinare evidentemente il punto d'arrivo che non può prescindere da una larga condivisione. Alcuni Stati non accettano che la nuova carta costituzionale diminuisca il loro potere d'interdizione e di veto, contrastando la finalità di un'unione politica autentica. La Spagna e la Polonia - interlocutore quest'ultimo inaspettatamente scomodo - hanno agito in questa direzione negando un modo operativo che sia in grado di prendere decisioni rapide, efficaci e democratiche. Preferendo, alla soluzione proposta dalla maggioranza, un insieme di Stati legati da vincoli non troppo forti, in modo tale da non rinunciare alla propria sovranità nazionale, difendibile, invece, solo se incorporata in una visione più ampia e in una logica di un superiore interesse europeo. Mai come ora, riaffiorano le vecchie divisioni tra Paesi, la difesa di privilegi e il contrasto che ha generato nei secoli continue guerre per l'affermazione del predominio degli uni contro gli altri: il tempo sembra essere trascorso senza aver lasciato alcun insegnamento! La doppia maggioranza proposta dalla Convenzione prevede che le decisioni, a partire dal 2009, saranno prese in comune dagli Stati membri non all'unanimità, non solo in base alla maggioranza numerica degli stessi, ma anche in funzione del numero d'abitanti. Proprio per questo si vorrebbero determinazioni votate da oltre il 50% degli Stati, in rappresentanza di almeno il 60% della popolazione. Varsavia e Madrid, eredi di due dottrine politiche antitetiche, si sono trovate unite e d'accordo nel respingere la necessità di questa doppia maggioranza, sostenendo la validità del sistema di voto previsto a Nizza, nell'ormai lontano 2000. Una decisione per mantenere inalterato il potere ottenuto, equiparandoli a Stati più forti come la Francia e la Germania, indipendentemente dal numero degli abitanti, con il rischio evidente, di dividere il blocco europeo in frazioni e fazioni, contrastando con gli obiettivi di partenza. Il risultato, in mancanza di un accordo, sarà quello di un'Europa debole e impotente, destinata a sgretolarsi e immobilizzarsi su ogni questione cruciale, incapace inoltre di confrontarsi con gli Usa, con la Russia e con le potenze asiatiche. In Italia le sinistre esultano denunciando ingenerosamente la sconfitta del leader Berlusconi, incapace di un accordo, le destre evidenziano le difficoltà certamente non dovute a mancanze politiche, ma ad un problema difficile, destinato a non trovare soluzione nel breve termine, indipendentemente dalla nazionalità e dall'abilità del presidente di turno, parlando di grande trionfo: infatti, l'Agenzia alimentare europea avrà sede a Parma. Un eccellente risultato, una vittoria delle tradizioni, dell'identità e della nostra storia. La nuova sede dell'agenzia per la sicurezza alimentare (European Food Authorithy) disporrà di un budget annuo di 40 milioni di euro, occupando inizialmente 500 persone, con un coinvolgimento di altre 2000. Il premio è stato ottenuto dopo una lunga marcia iniziata il 26 settembre 2000 con la presentazione della candidatura: per ora non possiamo che consolarci col culatello!
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