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L'ATTENZIONE SUI CORPORATE
L'asta dei Bot annuali della scorsa settimana è stata una delle ultime dell'anno dopo la cancellazione degli appuntamenti di dicembre con i Btp, decisa dal Tesoro. A fronte di una domanda di 10.200 milioni di euro, in diminuzione rispetto al passato, e un'offerta di 6.000 milioni, il rendimento lordo si è attestato al 2,301%, corrispondente al netto di 1,70% dedotte le spese e le commissioni, con un calo di 0,068 punti. La domanda è stata meno forte rispetto alle aste precedenti per la mancanza di investitori privati, e la parte del leone è stata interpretata dagli investitori istituzionali. In questi giorni a far notizia sono le vicende legate alla Cirio, alla Giacomelli e alla Parmalat che, dopo il dramma dell'Argentina, contribuiscono a tenere in apprensione migliaia di risparmiatori, a dimostrazione di quanto siano diventati rischiosi gli investimenti, in funzione dei giudizi assegnati alle aziende dalle agenzie specializzate nell'analisi sull'affidabilità degli emittenti di obbligazioni e dalle indicazioni di rating. Gli operatori osservano il mercato dei bond, cercando di interpretare le tendenze del mercato obbligazionario in rapporto alle situazioni economiche e ai tassi, ma è stata evidente la difficoltà della lettura dei dati, tanto è vero che esplodono situazioni inattese, tra cui non mancano i casi clamorosi. Muoversi in questo universo si dimostra più difficile di quanto previsto, pertanto gli investitori, meno attratti dal rischio, dovrebbero rivolgersi a titoli più sicuri anche se meno remunerativi. Studiare i dati complessivi dei bond al momento delle emissioni fa capire che il rating, sinonimo di garanzia, è un giudizio modificabile nel tempo. Se comprare le Cirio senza rating si è dimostrata un'azione autolesionista da parte dei consulenti finanziari e degli istituti bancari che l'hanno favorita, mal consigliando i tanti sprovveduti, non significa che acquistare Parmalat, con tanto di rating, abbia immunizzato da rischi. In tutta Europa il desiderio dei risparmiatori di ottenere dei rendimenti al di sopra dell'inflazione ha favorito l'emissione da parte delle aziende, di tutti i settori escluso il finanziario, di corporate bond, come si rileva dal rapporto di dicembre fornito dalla società di analisi del rischio Standard & Poor's. Il rimbalzo dei volumi di offerta, è particolarmente importante, sia rispetto al non brillante 2002, sia ai primi mesi del 2003, in un momento condizionato dalle tensioni in Iraq e dal rischio di deflazione che avevano frenato gli investimenti in azioni e i bond aziendali. Dalla primavera l'offerta è stata favorita da diversi fattori: la Banca Centrale Europea ha mantenuto una linea favorevole alla fornitura di liquidità al sistema, in maniera meno aggressiva di quanto ha fatto l'americana Fed. Le banche hanno reso più accessibili gli standard per chi voleva indebitarsi. La fiducia crescente degli operatori, in particolar modo in Germania, ha fatto il resto: sfruttando il tasso dell'euro ancora conveniente, le aziende hanno ripreso a collocare bond a prezzo contenuto incontrando il favore del pubblico, più propenso di prima a questo tipo d'investimento. L'attività del mercato dei bond in Europa non è stata penalizzata dalla qualità dei debitori, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
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