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Il santuario di Vierzehnheiligen (i Quattordici Santi Ausiliatori), eretto da Balthazar Neumann in Baviera, non lontano da Bamberga, è uno dei più geniali e coinvolgenti capolavori dell'architettura tardobarocca. Centro dell'intero complesso è, all'interno della chiesa, lo sfarzoso altare sul quale si agitano le statue policrome dei Quattordici Santi, protettori particolarissimi di varie attività umane, curatori di malattie, allontanatori di eventi negativi. Ogni santo è caratterizzato vivacemente da elementi di riconoscimento: abiti, oggetti, atteggiamenti o animali non lasciano dubbi al fedele, che si indirizza al patrono senza esitazioni o equivoci.
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Il santuario risale al 1743: il tripudio festoso dei quattordici personaggi si colloca dunque alle soglie dell'epoca dell'Illuminismo e, subito dopo, delle grandi rivoluzioni (politiche, industriali, ma anche culturali e "visive"). Il "codice di identificazione" dei santi, definito dalla devozione e dall'arte lungo un percorso millenario rimasto sostanzialmente immutato dal Medioevo in avanti, al punto da superare brillantemente anche le difficoltà create dall'iconoclastica dello scisma protestante e dalle nuove sollecitazione della Controriforma, accomuna la cultura popolare e i capolavori più sofisticati; è un linguaggio comune per l'intera Europa, senza distinzioni sociali o intellettuali. Verso la metà del Settecento, però, il concetto di "Biblia pauperum", il racconto per immagini di fatti e dei personaggi delle Scritture e della devozione su cui si basa gran parte dell'arte occidentale, entra in rotta di collisione con altre forme di comunicazione visiva. La danza dei Quattordici Santi Ausiliatori rischia di diventare un incomprensibile girotondo di figure stravaganti. Il ritmo accelerato nella creazione e nell'uso sempre nuovo delle immagini ha completamente rovesciato la situazione: un tempo, Gregorio Magno poteva scrivere che "la pittura serve agli analfabeti come la scrittura per chi sa leggere"; oggi, viceversa, la sua lingua pare riservata agli eruditi. Chi visita i musei e i luoghi d'arte rischia purtroppo di perdere una parte importante del messaggio delle opere d'arte che raffigurano scene sacre: non si comprendono più l'identità dei personaggi, il senso dell'azione, lo svolgimento degli episodi, il motivo della presenza (spesso apparentemente incongrua) di "attributi" particolari. Eppure, proprio negli ultimi anni, si assiste ad un generale, crescente interesse intorno ai temi della spiritualità, e alle figure esemplari della storia, della contemplazione e dell'azione mistica. Questo volume si propone come guida essenzialmente visiva, per imparare a conoscere e riconoscere i santi più frequenti nelle opere d'arte, non solo nel loro aspetto fisico, ma anche nel significato simbolico e nel peculiare rilievo assunto nella storia, Un "invito alla lettura", dunque, per ritrovare la densità di significati e la pienezza di comunicazione dei capolavori della pittura; ma anche, insieme, una raccolta di notizie, dati, aneddoti, vicende intorno ai santi, in cui le scritture agiografiche si uniscono alle tradizioni popolari, le leggende sacre alla realtà quotidiana. Nello spirito generale della collana, sono stati raccolti in questo volume i "santi" identificati come tali dalla tradizione, dalla devozione e soprattutto dall'arte. Così, si incontrano qui anche personaggi dell'Antico (Giobbe) o del Nuovo Testamento (Giovanni Battista, gli apostoli, Giuseppe). Non sono invece compresi i "protagonisti" del Vangelo, Cristo e la Vergine, la cui ampia e complessa vicenda iconografica sarà debitamente affrontata in un successivo volume.
Nella stessa collana o in preparazione: Eroi dell'antichità Simboli e allegorie Episodi e personaggi del Vangelo La natura interpretata Episodi e personaggi della Bibbia Episodi e personaggi della letteratura Angeli, demoni e creature fantastiche Geografia reale e mondi possibili Personaggi della storia e della leggenda.
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