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RAGIONI DI OPPORTUNITÀ
Uno scambio di battute con l'assessore all'urbanistica, Romualdo Demontis, ha confermato le nostre convinzioni, palesando le ragioni che hanno indotto l'attuale maggioranza all'adozione di un piano regolatore, ritenuto modesto dalla quasi totalità dell'opinione pubblica. Sembra acquisito che, aldilà delle inevitabili polemiche conseguenti a scelte destinate a premiare o scontentare questo o quell'altro cittadino, o ad occupare un terreno anziché un altro, lo strumento urbanistico oggetto dell'attuale disputa, non passerà agli annali della storia della vita amministrativa cittadina come progetto illuminato, degno d'essere ricordato e tramandato ai posteri. La mancanza di una proposta forte è evidente, anche a coloro che ignorano la materia o si battono per la crescita zero, puntando solo al miglioramento del tessuto urbano esistente e delle varie infrastrutture: il piano di sostanziale assestamento si dimostra il naturale completamento di quello precedente, progettato dall'architetto Gambirasio. Un progetto licenziato, a suo tempo, dalla giunta Gallina, molto contestato all'epoca della sua approvazione e negli anni a seguire, in quanto tracciava delle linee di sviluppo molto importanti e generose, dimostrando la volontà dell'amministrazione, la prima di centrosinistra, di incidere nella modifica e nella trasformazione del territorio, dando una nuova dimensione alla città.
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Già la stessa scelta di nominare l'ingegner Viganoni, quale tecnico incaricato della stesura della variante urbanistica, un professionista stimato, esperto ma molto prudente e poco rivoluzionario nelle soluzioni progettuali, fissava un limite preciso a quanto l'amministrazione, ormai a fine mandato, intendeva arrivare. Esistevano altre motivazioni di natura pratica e politica, secondo il parere di Demontis, che inducevano a prudenza. In primo luogo quella dell'inopportunità politica di imporre, in prossimità delle elezioni amministrative, una soluzione troppo forte ed impegnativa, destinata a condizionare il mandato del successore di Perego, scatenando una polemica dura proprio nel difficile momento elettorale. In secondo luogo la necessità di non oltrepassare i limiti quantitativi, in termini di metri cubi di nuova edificabilità, per non rischiare il superamento d'alcuni parametri, ritenuti pericolosi, in quanto avrebbero favorito l'opposizione, considerata preconcetta, dell'amministrazione provinciale, amministrata dal centrosinistra, che avrebbe potuto porre una sorta di veto, disposta per evidenti ragioni politiche e creare ostacoli di percorso ad una delle poche amministrazioni comunali riferibili al centrodestra. E' sicuramente prevalsa la volontà di approntare una soluzione morbida, tale da superare con rapidità i vari iter burocratici ed arrivare alla definitiva approvazione in tempi stretti, consentendo un'immediata operatività. Diversamente tutto potrebbe essere messo in discussione dopo le elezioni della prossima primavera, in caso di vittoria della lista di centrosinistra: la giunta ha preferito disporre del classico uovo, subito disponibile, rinunciando alla gallina, di un domani ancora incerto. Una rispettabile decisione politica che contrasta però con la necessità sentita da altri di far decollare definitivamente una città troppo dormiente e ancora priva di tante infrastrutture, come un teatro, un palazzo dello sport, delle strutture ricettive, un progetto viario rivoluzionario ed altro ancora: una soluzione provvisoria destinata ad essere rivista in tempi brevi.
Dario Meschi
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