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LE PAROLE DI RUINI
Dopo alcune settimane dai solenni funerali di Stato per le diciannove vittime del terrorismo e di una guerra mai terminata in Iraq, non si è ancora spenta l'eco delle parole pronunciate, nella commemorazione nella Basilica di San Paolo, dal Cardinale Ruini: "Non fuggiremo davanti a loro (i terroristi), anzi, li fronteggeremo con tutto il coraggio, l'energia e la determinazione di cui siamo capaci" - aggiungendo con una frase ritenuta d'obbligo, in quanto espressa da un vescovo - "Ma non li odieremo". Molte sono state le interpretazioni di comodo a fronte di queste parole: una cosa però è la riflessione politica, altro è il discorso religioso che si completava nell'esatta lettura proposta in un'altra frase: "Non ci stancheremo di sforzarci per far loro capire che tutto l'impegno dell'Italia, compreso il suo coinvolgimento militare, mira a salvaguardare e promuovere una convivenza umana in cui ci siano spazio e identità per ogni popolo, cultura e religione". Queste parole forti e discusse hanno consentito una riflessione politica ad un religioso schierato come Don Baget Bozzo, che immagina la Chiesa italiana unita ai nostri soldati, in una guerra giusta, quasi una sorta di crociata, di fronte ad un pacifismo ormai morto. Alcuni, invece, si compiacciono parlando di missione di pace, mentre si sta ancora combattendo una guerra, ed altri, ancora, hanno voluto leggere nelle frasi del cardinale, presidente della Cei, un riflesso del pensiero del Presidente del Consiglio, che prima avrebbe chiesto a Bush di non avventurarsi nella guerra per poi allinearsi partecipando alla missione e non deludere il potente alleato.
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Accanto a queste non smentite deduzioni, riferite agli intendimenti del Vaticano, si collocano le perplessità del mondo cattolico, poco propenso alla strumentalizzazione, manifestate sia dal vescovo Nogaro, prontamente male interpretate e secondo convenienza, sia da una nutrita schiera di cristiani che percepiscono una distanza enorme tra le parole degli uomini della Chiesa e la politica di Bush. A molti cattolici è spiaciuto che nell'omelia non si sia citato il pensiero di Papa Giovanni Paolo II, affermando l'immutata posizione contraria alla guerra e come possibile risposta al terrorismo, e che non si sia fatta menzione alcuna del pacifismo, tutt'altro che utopico, di tanti gruppi di volontariato d'ispirazione cristiana, la cui condanna dei Kamikaze assassini è al di sopra d'ogni sospetto. E' ingeneroso, secondo alcuni osservatori, sostenere che Ruini abbia parlato, nell'emotività del momento, più da portavoce di certa politica che da rappresentante della Chiesa, anche se le parole, con un richiamo al precetto d'amore, della vedova di uno dei carabinieri caduti, non pronunciate all'interno della Basilica di San Paolo, di fronte alle massime autorità dello Stato, sono suonate più evangeliche delle attenzioni del cardinale: non sarebbe apparsa meno sentita la pietà per le vittime e meno partecipato il dolore dei familiari, se il funerale fosse risultato più di Chiesa e meno di Stato. Piaccia o non piaccia, se l'America è in guerra lo è anche l'Italia e lo sono anche i carabinieri e i soldati che presidiano una parte di quel tormentato territorio. Gli arresti di terroristi sul nostro territorio nazionale, le intercettazioni telefoniche, le minacce al Santo Padre e le informazioni dei servizi segreti hanno portato il ministro dell'Interno Pisanu a non escludere la possibilità d'attacchi terroristici in Italia. Dimostrando l'esistenza di un'emergenza reale e di un rischio non sufficientemente valutati preventivamente al momento di decidere l'opportunità di inviare le nostre truppe in Iraq, in considerazione della debolezza delle nostre strutture di difesa e della volontà pubblica di rifuggire alla guerra e alla violenza.
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