L'osservatorio

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 16 novembre 2003 - Anno 3 - Nr. 43

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INQUINAMENTO ATMOSFERICO

Negli ultimi trent’anni sono stati pubblicati migliaia di studi e di articoli scientifici sulla possibilità d’inquinamento delle onde elettromagnetiche, ma non è stata ancora pronunciata una sentenza definitiva.
E’ necessario determinare quali siano gli effetti reali delle onde, valutare l’adeguatezza delle normative legislative e introdurre dei principi di precauzione.
L’inquinamento elettromagnetico fa male? Per il ministro della Salute, Gerolamo Sirchia, non vi sono dubbi, considerata la dichiarazione recentemente rilasciata: “sull’elettrosmog abbiamo visto molte posizioni del tutto antiscientifiche che vanno celermente bloccate. Alla gente si fa credere che capitano cose terribili quando le cose non stanno proprio così”. Evidentemente il dibattito è aperto, le convinzioni sono diverse, le sperimentazioni sono contraddittorie. Se da una parte hanno stabilito che la prossimità ai campi elettromagnetici, di una certa intensità, può innalzare la possibilità di contrarre alcuni tipi di neoplasie, tra queste la leucemia, dall’altra, diverse indagini hanno contestato queste risultanze dimostrando l’esatto contrario. In pratica non esiste nessuna certezza circa la pericolosità per la salute dell’esposizione prolungata alle radiazioni non ionizzanti emanate da elettrodotti e ripetitori: ma questo è sufficiente per abbassare la guardia?

Nel 2001 fu costituito, su iniziativa dell’allora ministro Umberto Veronelli, un gruppo di ricerca per accertare la fondatezza della grave notizia relativa il presunto inquinamento provocato dalle antenne di Radio Vaticana: nei bambini che vivevano in prossimità degli impianti, esisteva un incremento di sei volte superiore del rischio leucemico rispetto alla media nazionale. Il gruppo arrivò alla conclusione che, stante i dati di cui disponeva, non poteva affermare l’esistenza di una correlazione fra le emissioni e la malattia. Inoltre, l’Agenzia internazionale per le ricerche sul cancro (Iarc) ha formulato un elenco di sostanze riconosciute certamente cancerogene, altre che lo potrebbero essere e tra queste non sono state inserite le radiazioni non ionizzanti. In definitiva, senza arrivare alla conclusione che l’esposizione alle radiazioni prolungata possa dimostrarsi innocua, occorre riconoscere l’inesistenza di dati certi che confermino il contrario.
Le stesse considerazioni valgono sugli effetti nocivi provocati dai cellulari. A tal riguardo, nel mese di ottobre, grazie alla pubblicazione sul quotidiano britannico “The Indipendent”, sono stati resi noti i risultati di un’indagine condotta dall’università di Lund in Svezia, eseguita su dei ratti. Ebbene, dosi massicce di microonde espongono il cervello ad un veloce invecchiamento, provocando in una persona di trent’anni gli stessi rischi di contrarre l’Alzheimer di una di sessanta. Nelle conclusioni del gruppo di ricerca si sostiene la possibilità di un invecchiamento precoce anche negli umani.
Indipendentemente dalle ragioni dei sostenitori di una o dell’altra ipotesi: Falso allarme o pericolo incombente? Chi è nel giusto? Coloro che denunciano le fantasie dei soliti apocalittici o gli altri, più prudenti e diffidenti nei confronti di ricerche che spesso in passato si sono dimostrate inutili e sbagliate? Le statistiche, impietose, sostengono che nel nostro Paese esistono più di 60.000 antenne collocate in 5.000 siti diversi. Un dato è meritevole d’attenzione, sono 38.000 in più rispetto a quelle necessarie a coprire l’intera superficie degli Stati Uniti.
A ciò bisogna aggiungere più di un milione di chilometri di linee elettriche, 464 tralicci d’alta tensione vicini ad asili e scuole, non trascurando, inoltre, il proliferare di’istallazioni per il sistema di telefonia.
Per contrastare questa incredibile proliferazione di impianti sono stati istituiti innumerevoli comitati di cittadini. Probabilmente si sta esagerando, e le esagerazioni, generalmente, non portano mai a risultati apprezzabili. Anche se è avvilente prendere atto dell’indifferenza degli italiani che nel referendum del 15 giugno 2001, dove si è registrata un’astensione di massa, non si sono pronunciati sul quesito in cui si chiedeva “l’abrogazione della servitù coattiva di elettrodotto”.

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