Macchianera

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 25 ottobre 2003 - Anno 3 - Nr. 40

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UNA PROPOSTA BIZZARRA

La Lega Nord, in contrapposizione alla proposta di legge presentata da Alleanza Nazionale, voluta fortemente da Gianfranco Fini non si sa se per ottenere il passaporto per il Paradiso (la Terra Santa) o la tessera del partito popolare europeo, in merito alla concessione della possibilità di voto nelle elezioni amministrative agli immigrati residenti in Italia da almeno sei anni, con lavoro e fedina penale pulita, ha presentato un progetto legislativo alternativo, che sarebbe un eufemismo definire bizzarro, com'è nel suo stile e in quello abitudinario del leader Umberto Bossi.
Il disegno di legge prevede di concedere la cittadinanza italiana ad ogni immigrato. Bene! Un passo in avanti, un'apertura storica verso l'accettazione dell'integrazione? Un cambio di rotta, inatteso, quanto inaspettato, tra le impavide camicie verdi?
Com'è possibile? Vi chiederete.
Semplice la risposta.

Esiste una condizione, non di poco conto: per ottenere la cittadinanza italiana si dovrà misurare il livello d'integrazione del cittadino straniero, attraverso un esame che valuti la conoscenza della storia italiana, (perché non solo di quella padana?) delle istituzioni, cultura e lingua del luogo, compreso il o i dialetti.
Perché non aggiungere anche un test d'intelligenza? O un esame con la macchina della verità per appurare i buoni sentimenti e le intenzioni dell'extracomunitario?
Cosa potrà succedere, magari con una successiva iniziativa legislativa, ai tanti "terroni" residenti nel Nord d'Italia, poco avvezzi all'apprendimento dei dialetti? Sarà loro revocata la cittadinanza. O verranno rimandati, come un pacco postale, al paese d'origine?
Se ribaltassimo la situazione e il ragionamento, e si sottoponesse Bossi e la sua truppa all'esame d'italianità, le camicie verdi si potrebbero considerare integrabili con noi? Dove il noi comprende tutti gli italiani che non votano per l'Umberto, già titolare di regolare permesso di soggiorno a Palazzo Chigi, senza aver sostenuto nessun esame, pensate un po', proprio nella capitale, la "Roma ladrona" tanto biasimata e vituperata?
I leghisti hanno sempre offerto un'immagine del tutto particolare del loro modo d'essere e di proporsi. Hanno dimostrato attitudine nel minacciare dimissioni, senza mai proporle. Utilizzando la lingua italiana a loro piacimento, con uso creativo, alterando espressioni enfatiche ad inglesismi zoppi come "devoluscion" e "blind trast". Hanno definito con alto senso istituzionale l'alleato Silvio Berlusconi con l'appellativo dapprima di "Berluskaiser" ed ora dopo la santa alleanza governativa, benevolmente come "Carlo Magno da Arcore".
Per quanto riguarda l'accettazione dello Stato unitario si sono dimostrati incerti nella determinazione della capitale tra Roma, Torino o addirittura Bergamo: ma nel cuore e nell'anima sono e rimangono inconsciamente degli italiani veri, anche se si rifiutano di dichiararlo o di ammetterlo!

Dario Meschi

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