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IL CENTROSINISTRA IN MOVIMENTO
Anna Maria Vicini, portavoce di Merate per Tutti - Centrosinistra, ha edotto la cittadinanza circa il metodo di lavoro scelto dal gruppo d'opposizione, presente in consiglio comunale, per affrontare la stesura del programma elettorale e determinare la scelta del candidato sindaco. Ha denunciato inoltre una serie di carenze e di negatività, che rendono la città di Merate meno attraente e funzionale di quanto potrebbe apparire all'osservatore più distratto. Sul metodo di lavoro proposto nulla da eccepire, sui principi, ossia attenzione ai bisogni dei cittadini, progettualità, democrazia e partecipazione e cooperazione, anche. Un modo di proporsi dichiaratamente aperto e democratico, almeno nelle enunciazioni di principio: una sorta di confronto tra le forze politiche della coalizione, quasi si trattasse di elezioni primarie all'americana. Ritrovarsi d'accordo su procedure evidentemente condivisili è facile, in quanto scontate e proposte generalmente da tutte le forze politiche e da ogni persona di buon senso: dichiarare dialogo, confronto e partecipazione nelle scelte si scontra però con la determinazione, spesso evidente, di una parte nei confronti di un'altra nel voler imporre i propri uomini, le proprie idee e scelte. Meno accettabili o perlomeno criticabili e discutibili alcune delle considerazioni avanzate riguardanti la città, proposte nel documento introduttivo. Ne commentiamo alcune: Il territorio meratese ha una notevole presenza di pendolari, sia per l'accesso degli studenti alle scuole superiori e all'università, sia dei lavoratori diretti verso le città. Il fenomeno denunciato ha radici lontane e rientra nella tradizione storica della nostra realtà del lavoro. E' una realtà sociale immutabile, che ha contribuito a rendere alcuni dei paesi interessati dei nuclei abitativi dormitorio svuotandoli della presenza di tante energie importanti e preziose.
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Facile e scontato quindi denunciarne la presenza: è una presa d'atto più che una valutazione politica o una responsabilità addebitabile a chiunque amministri o abbia amministrato le diverse municipalità. E' una città dove abbondano gli istituti di credito, accanto a sacche di disagio economico. E' altrettanto vero, ma non dobbiamo rinunciare ad analizzare un fenomeno che è di natura prettamente urbanistica. L'autorizzazione all'apertura di sportelli bancari è un atto dovuto. Poteva e doveva essere contrastato solo imponendo agli istituti di credito una politica dei parcheggi adeguata. Invece di pretendere la realizzazione di queste infrastrutture si è preferito introitare quattrini, o pochi spiccioli, da spendere diversamente: questa è una responsabilità politica precisa imputabile al partito popolare, erede della DC, parte maggioritaria proprio di questo raggruppamento civico. Tanto per fare un esempio: quando sono stati costruite le sedi dell'ex Banca Briantea, ora Bpm, e dell'allora Banco Lariano o della Banca Popolare di Lecco, dov'erano previsti i parcheggi di uso pubblico? Quale la filosofia che giustificasse questo tipo di scelte? Merate dispone di un centro storico bello ma triste, perché svuotato progressivamente da uffici pubblici e privati, decentrati in aree periferiche anche in questo caso con scelte e responsabilità precise, oltre che per la crisi irreversibile che ha colpito le piccole attività commerciali. Alcune frazioni presentano maggiore vivacità perché sono state solo sfiorate da questa trasformazione, mantenendo le abitudini di vita di un tempo, più paesana e campagnola. E' una città dove la cultura è sempre stata trascurata, come pure l'attenzione nei confronti delle giovani generazioni e degli anziani, dove l'attività culturale non dovrebbe essere affidata in gran parte alle pur meritevoli associazioni presenti, e dove non esiste un teatro pubblico, in alternativa alla pur confortevole sala parrocchiale. Gli investimenti nel settore dovrebbero essere cospicui anche se qualcosa negli ultimi anni si sta muovendo: il centro policulturale di Piazza degli Eroi, tanto criticato, potrebbe dimostrarsi una prima risposta concreta alle legittime attese. E' triste dover prendere atto della frattura esistente tra politica e cittadini. Tanto è vero che la presenza di quaranta persone disposte ad impegnarsi al convegno di Merate per Tutti, potrebbe definirsi un miracolo. La partecipazione scema col cambiamento generazionale, con la trasformazione sociale e forse anche per l'incapacità, poco coinvolgente, di chi governa. Non esistono purtroppo ricette miracolose. Probabilmente sarebbe meglio confrontarsi su tanti piccoli problemi, ponendo la dovuta attenzione al miglioramento della qualità della vita dei cittadini, non trascurando però d'affrontare i grandi temi. Tra questi, quello del destino di una città decadente che deve guardare al futuro in un'ottica di sviluppo, quindi aumentando il numero d'abitanti e d'infrastrutture pubbliche e private, o con una visuale di conservazione dell'attuale realtà urbana. Una realtà tanto criticata ma ancora piacevole ed invidiata. Un dilemma amletico al quale proprio la politica dovrà fornire risposte adeguate nel presentarsi ai cittadini nel prossimo appuntamento elettorale amministrativo. La campagna elettorale si potrà combattere imbrattando i muri cittadini con manifesti, come quello proposto in questi giorni dal centrosinistra (No al cemento) o con la necessaria autocritica da parte di tutti coloro che hanno governato, un tempo uniti sotto la stessa bandiera, ora divisi in diversi raggruppamenti, ma con proposte concrete, comprensibili, possibilmente scevre da inutile retorica.
Dario Meschi
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