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Settimanale diretto da Dario Meschi

Aggiornato sabato 13 settembre 2003 - Anno 3 - Nr. 34

LOTTA ALL'OBESITÀ

Le grandi battaglie dei tempi moderni si sono combattute prima contro il tabagismo, poi contro l'alcolismo ora contro l'obesità. La nuova frontiera della salute si scontra ora con il cibo e la bilancia. Troppo cibo: 16 milioni di europei sono in soprappeso, 4 milioni di obesi sono presenti solo in Italia.
Sull'onda delle grandi campagne condotte contro il fumo e l'abuso d'alcol, il Ministro della Sanità, Girolamo Sirchia, si è posto come alfiere nella lotta contro il grasso superfluo, nocivo alla salute e alle casse della sanità nazionale. Mentre la sanità non brilla per servizi ed efficienza, non mancano gli esempi negativi nemmeno nella ricca ed opulenta Lombardia, si è scagliato contro le abitudini alimentari degli italiani che mangiano troppo fuori casa, non osservando il venerdì di digiuno, retaggio d'abitudini ancora radicate nella memoria dei meno giovani o dei più devoti, che praticano diete fai da te, travalicando spesso ogni limite di corretta alimentazione.

E' partito un attacco spesso ingiustificato contro la ristorazione, ora chiamata a confrontarsi con maggiore attenzione con le grammature e con i contenuti calorici. Una lotta non sempre giustificata, in considerazione della tradizione e della qualità alimentare presente nel Bel Paese, condotta inoltre con metodi spesso opinabili. Questa guerra senza frontiere contro l'obesità andrà condotta con intelligenza non demonizzando i portatori di qualche chilo in più, ma con un'educazione che parta dalla corretta informazione, senza esagerazioni, in un mondo mediatico condizionato da corpi filiformi e dalla bellezza intesa come valore assoluto. Quello stile Mediaset e di tutte le altre emittenti che nemmeno il "capo" riesce più a rispettare, dimostrandosi soprappeso come mai prima d'ora. In altri tempi la stazza, la robustezza e l'aspetto florido erano motivi di compiacimento e di status sociale, ora è l'esatto contrario con immagini femminili addirittura al limite dell'anoressia: nel gergo popolare, nelle regioni meridionali, l'uomo di potere era ed è definito uomo "de panza".
Il problema dell'obesità è serio e non può essere sottovalutato, ma l'ossessività nell'annunciare interventi contrapposti ai modelli sociali imperanti parrebbe non essere la soluzione migliore. Il Ministro dovrebbe fare come ha fatto contro il tabacco: vietare la pubblicità dei prodotti nocivi ed in particolare tutti gli spot condizionanti rivolti ai giovani ed ai bambini che inducono a modelli di consumo alimentare sbagliati e dannosi.
Mangiare è un piacere e come tale deve essere vissuto il tempo dedicato ai pasti quotidiani. Non saranno solo le tabelle nutrizionali e la lotta contro i grassi a risolvere i problemi della bilancia, ma anche la conoscenza delle caratteristiche organolettiche degli alimenti, il luogo e il metodo di produzione, la presenza o meno di conservanti e additivi.
Il Ministro dedichi più attenzione a coloro che producono cibi che oltre a essere poco gustosi sono pure pericolosi per una dieta sana e per la salute, indicando i nomi dei produttori e la pericolosità dei singoli prodotti.
E' indubbio che nella generalità dei casi si debba mangiare meno, ma è altrettanto vero che bisognerà mangiare meglio. Non servono task force di nutrizionisti a ridurre porzioni o a compilare menù col bilancino, né tanto meno necessita l'introduzione di una tassa sul cibo, dal sapore vagamente antilibertario e antipopolare. Meglio sarebbe con un serio programma informativo denunciare i vari imbrogli alimentari, combattere contro le aziende che operano ai limiti della legalità. Un messaggio che insegni a riconoscere gli alimenti, le loro qualità e caratteristiche, capendo cosa fa bene e cosa fa male. Un ritorno ad un'educazione civica e domestica che potrebbe essere inserita nell'insegnamento scolastico obbligatorio. Gratificando nel limite del possibile i bravi contadini ed i bravi produttori.
Nelle mense aziendali ed in quelle scolastiche non basterà diminuire le grammature, se si continueranno ad offrire pasti confezionati con materie prime scadenti, con abuso d'aromi e conservanti.

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