Scriveteci!
posta@macchianera.it

in questo numero

Settimanale diretto da Dario Meschi

Aggiornato sabato 9 agosto 2003 - Anno 3 - Nr. 32

LA RIVOLUZIONE CINESE

Saranno duemila i giornali ufficiali cinesi che in conseguenza della nuova riforma del settore dei media rischieranno la chiusura se non troveranno un adeguato mercato: è la fine dell’epoca ideologica per i giornali finanziati dal Governo o dal partito, rimasti senza lettori e senza finanziatori.
E’ l’inizio di una nuova era, dai contorni ancora incerti, del mondo dell’informazione.
La riforma voluta dal presidente Hu Jintao, che nel 1986 quando era segretario del partito nella provincia di Guizhou, ne favorì un’analoga, è un segnale forte del cambiamento in atto e delle nuove regole di mercato del mondo dell’editoria in evoluzione.
Nasce così una nuova filosofia: il governo non ha bisogno di controllare una quantità enorme di giornali per affermare la propria linea politica. E’ il passaggio tra un controllo diretto ed uno indiretto. Un mondo nuovo per la Cina dove non esiste ufficialmente la censura, dove il mondo politico sogna rapporti all’americana con i mass media, una lealtà di fondo senza bisogno di coercizioni.
Moltissimi sono gli interrogativi e le titubanze di fronte ad una riforma destinata a modificare radicalmente il mondo della comunicazione, in un paese poco avvezzo alla libera espressione, dove incombe ancora il pericolo della Sars e dove l’informazione potrebbe svolgere un ruolo informativo decisivo di fronte ad una possibile epidemia.

Rimangono molti gli interrogativi su questa realtà, mentre sembrano più certe, concrete ed immediate le prospettive economiche che ne conseguiranno. Il mondo dei giornali registra crescite del 30-40 per cento l’anno e se anche la maggior parte dei giornali sono in perdita, quelli in attivo si stanno dimostrando delle autentiche miniere d’oro.
Molti gruppi editoriali stranieri guardano alla Cina con interesse, come il gruppo Murdoch di Sky sbarcato in Italia, mirano da tempo a questo nuovo e lucroso mercato e lo stesso Governo cinese è conscio che per incidere maggiormente dentro e fuori del Paese dovrà accettare l’esistenza di mezzi di comunicazione attendibili, affidabili ed anche credibili.
Diventa importante a questo punto di disporre di giornali liberi in buona salute: una scommessa epocale destinata a condizionare la politica interna e quella internazione della Cina.
Un modo per promuovere le strategie politiche senza l’utilizzo di slogan, proiettandosi all’esterno con organi d’informazione affidabili che dimostrino la crescita culturale e politica di questo grande e potente Paese.
I numeri di questo mercato sono tali da promuovere la nascita di gruppi editoriali cinesi forti e potenti tanto da poter in futuro essere annoverati tra i primi al mondo, arrivando magari anche in Italia.

Torna alla homepage

Copyright © 2001-2003 Macchianera.it. Sito by Fly-On-Web
Contattare il
Webmaster per problemi tecnici.
Tutti i  diritti sono riservati.  Il materiale presente in questo sito non può essere  riprodotto, neanche in parte, senza il consenso di
macchianera.it.
Il sito segue le regole della legge 675 sulla privacy, relativamente alle mail ricevute