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Settimanale diretto da Dario Meschi

Aggiornato sabato 9 agosto 2003 - Anno 3 - Nr. 32

Tecnocasa

L'ITALIA È PIÙ POVERA

Nel 2002 il tenore di vita medio in Italia si è abbassato: si è speso meno soprattutto per i consumi non alimentari.  Per tenere il passo con l'inflazione stimata nell'ordine del 2,5%, mantenendo lo stesso livello dei consumi, la spesa media pro capite doveva passare dagli 814,5 euro del 2001 agli 844 nel 2002, viceversa si è assestata a quota 823,4 euro, segnale evidente della difficile congiuntura economica e dell'aumento della sfiducia degli italiani preoccupati per un futuro dalle previsioni incerte.
Questo fenomeno spiega l'apparente paradosso della contestuale seppur lieve diminuzione della diffusione della soglia della povertà, diminuita dal 12% del 2001 all'11% del 2002, secondo i dati forniti dall'Istat.
Il meccanismo di valutazione dei dati stima la povertà in rapporto al tenore di vita medio della popolazione, pertanto considera povera quella famiglia, formata da due persone, che ha un consumo pari o inferiore alla metà del consumo pro capite, appunto 823,4 euro nel 2002. E' evidente come di fronte alla diminuzione del dato medio dei consumi, chi prima si trovava poco sotto alla soglia si è potuto trovare lievemente sopra la stessa senza che la situazione sia realmente cambiata.
Non sorprende quindi che la riduzione della povertà relativa si sia concentrata nel Mezzogiorno, ove per altro continua a concentrarsi tra il 66% e il 68% delle famiglie e delle persone povere, e dove più di un quinto di tutte le famiglie e degli individui si trovano in situazione di povertà relativa. Un'analoga riduzione, seppur più contenuta, si è verificata nel Centro, mentre sorprende che viceversa nelle regioni del Nord, ove la diffusione della povertà riguarda solo il 5% delle famiglie, meno della metà di quelle del Centro e meno di un quinto che nel Mezzogiorno, non vi sia stata nessuna diminuzione nonostante il calo complessivo dei consumi, anzi al contrario in alcuni gruppi sociali si è riscontrato un aumento, segnale della vulnerabilità sociale presente anche delle zone ricche del Paese.
Si tratta delle famiglie con almeno un figlio minore, passate dal 5,2% del 2001 al 6,1% del 2002, delle famiglie monogenitore, dal 5% al 6%, e degli anziani, dal 7,3% al 7,7%, mettendo in risalto la notevole differenza che esiste tra il Nord e il Sud, dove è povero il 33% delle famiglie con tre o più figli minori, il 26,4% degli anziani soli e il 32,5% delle coppie anziane.
Ciò è confermato anche dai dati sulla povertà assoluta, definita come incapacità di acquisire un pacchetto di beni e servizi essenziali, indipendentemente dal tenore di vita medio. Se a livello nazionale la sua incidenza è rimasta sostanzialmente stabile attorno al 4,2% delle famiglie, con la consueta concentrazione nel Mezzogiorno e tra le famiglie numerose, è tuttavia lievemente aumentata al Nord, dove è passata dall'1,3% all'1,7%.
Le soluzioni proposte o solo ventilate dal governo di aumentare i consumi aumentando l'indebitamento, o di erogare un'una tantum di 800 euro per la nascita di un figlio, non sembrano essere adeguate alle necessità di fronte ad una società sempre molto vulnerabile.

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