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IL CONDONO EDILIZIO PERPETUO
Si sta approntando la decretazione di un nuovo condono edilizio. Le notizie recentemente pubblicate dai giornali, le dichiarazioni dei rappresentanti dei partiti della maggioranza e la mancanza di smentite rendono concreta e attendibile la possibilità dell’introduzione di una nuova sanatoria edilizia. L’epoca e la premessa dei “condoni edilizi perpetui” risalgono all’ormai lontano 1985, durante il Governo Craxi, con il ministro Nicolazzi. Il condono è poi divenuto un’indecente istituzione della Repubblica, aggiornato e ripreso ciclicamente da maggioranze e governi diversi, giustificato dalle necessità di cassa e dall’impossibilità pratica di prevenire un fenomeno entrato nel Dna degli italiani, soprattutto di quelli residenti nel Mezzogiorno. Anche al Centro-Nord esistono abusi, che sono presenti in quantità ma con una violenza ambientale e un’entità minori.
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L’assurdo è che si continui a legalizzare a pagamento le illegalità compiute addirittura sulla proprietà dello Stato, per colmare buchi e finanziare riforme, opere mirabili o migliorare, almeno in teoria, i servizi offerti ai cittadini. Tutti (i politici) sembrano irresistibilmente attratti da quest’espediente, introdotto per raccogliere soldi da destinare ad altro. Non si considera inoltre che le entrate incassate dall’Erario si sono sempre dimostrate inferiori alle attese, e che il carico di lavoro negli uffici pubblici per l’espletamento delle pratiche ha comportato costi aggiuntivi a carico della pubblica amministrazione provocando pesanti disfunzioni organizzative, tant’è che ancor oggi sono inevase decine di migliaia di pratiche di condono presentate e che, dopo ogni provvedimento di clemenza, tutti abbiano promesso la definitiva archiviazione di e discussa procedura. L’abusivismo degli anni duemila contrasta con quello dei baraccati delle periferie urbane. Molto spesso non è giustificabile dallo stato di necessità, contenibile solo con l’introduzione d’adeguati strumenti urbanistici e con la costruzione di case a basso costo e con adeguati finanziamenti a tasso agevolato. Contrasta inoltre con l’abusivismo speculativo a controllo mafioso presente nel settore edilizio responsabile della cementificazione delle coste su aree demaniali: il condono ha premiato i criminali e l’illegalità più che le esigenze dei veri bisognosi. E’ lecito domandarsi perché la nascita d’interi quartieri, se non addirittura di centri turistici o d’interi paesi non sia stata stroncata sul nascere. Oggi è molto diffuso il piccolo e medio abusivismo, a volte innescato dalla rigidità delle norme e dalla lentezza delle procedure. Si continuano a cambiare le regole procedurali: si è passati dalla Licenza Edilizia alla Concessione e alla Dia per approdare ora col Testo Unico nel Permesso di Costruzione, sempre nel tentativo annunciato di snellire le procedure e sempre con risultati poco apprezzabili. Negli ultimi anni le irregolarità commesse più ricorrenti sono rappresentate dal sottotetto trasformato in appartamento, dal cambiamento della destinazione d’uso da rustico ad abitazione o dalla chiusura di una veranda, in sostanza la realizzazione d’abusi minori che non compromettono l’ambiente, anche se gestiti da pericoli e spesso antiestetici fai da te. Alle rinnovate proposte di condono sarebbe preferibile una convergenza tra le forze politiche che possa attribuire i mezzi necessari agli enti statali e regionali per controllare costantemente il territorio, offrendo ai cittadini un quadro di regole chiare, di facile applicazione e valide in tutto il territorio nazionale, consentendo di conoscere a tutti le regole di un gioco molto pericoloso.
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