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I RISULTATI DELLE ASTE
Mentre la Banca Centrale Europea ha mantenuto i tassi fermi al 2%, nonostante la tendenza inflazionistica che nel vecchio continente prevede un dato di fine anno dell’1,90%, lasciando spazi per interventi di ulteriore riduzione, si è svolta l’asta dei titoli di Stati di fine luglio confermando una seppur ridotta tendenza al rialzo. Il 28 luglio erano stati i titoli a breve a registrare per primi il trend al rialzo. Nessun particolare entusiasmo per i Bot a sei mesi, con una richiesta di 14.127 milioni di euro contro u’offerta di 8.000. I rendimenti sono saliti, senza riguadagnare la soglia psicologica e fisiologica del 2% lordo. L’interesse semplice è salito dal 1,914% al 1,981%, il composto dal 1,923% al 1,991%. Più interesse si è manifestato per i Ctz a 24 mesi, che sono stati ordinati per 3.775 milioni di euro contro l’offerta di 1.500. La quotazione è stata del 2,16% rispetto al dato precedente dell’1,88%. L’allungarsi della durata delle altre obbligazioni emesse si è riflessa nell’aumento dei rendimenti. I Btp a tre anni, con cedola 2,75%, sono saliti al 2,66%, recuperando mezzo punto rispetto al 2,12% del maggio scorso: erano stati prenotati 3.659,13 milioni di euro contro 1.500. I Cct a sette anni, con un’offerta di 2.550 milioni contro una richiesta di 5.949, hanno reso il 2,10% contro il 2,01% di giugno, confermando l’interesse degli investitori in questo momento d’incertezza. Per le durate fino a tre anni il rendimento continua a dimostrarsi inferiore all’inflazione, mentre migliora nel medio e lungo periodo. Più consistente è stata la risalita dell’interesse lordo riconosciuto dai Btp a 15 anni, che hanno avuto un gradimento modesto, solo 3.026 milioni di euro contro i 2.500 offerti: il rendimento è cresciuto dal 4,37% dell’ultima emissione di fine giugno al 4,71%, ma la durata è piuttosto lunga con l’implicazione di un forte rischio futuro di plusvalenze se i tassi dovessero risalire. Lo scenario europeo è sulla scia di quello italiano, ma ancora abbastanza diverso da quello americano, perché a Wall Street si respira ottimismo dopo l’uscita del dato del Pil del secondo trimestre che ha confermato una crescita del 2,4%, notevolmente superiore al valore atteso dell’1,6% e all’abbassamento della percentuale di disoccupazione sceso dal 6,4% al 6,2% del mese prima, contro il 6,3% previsto. I Bond statunitensi avevano già anticipato il trend roseo facendo rimbalzare i rendimenti del bond decennale di un punto in pochi giorni. Ma oltre il fatto che la temuta deflazione appaia evitata, per spiegare la forte vendita di obbligazioni gli operatori citano anche la notizia secondo la quale il Tesoro Usa si accingerebbe ad immettere nel mercato bond a 3, 5 e 10 anni per l’importo di 230 miliardi di dollari, nella seconda metà del 2003. A New York, il mercato secondario dei bond in chiusura di settimana ha visto il decennale raggiungere il più alto rendimento dell’anno con il 4,42% lordo, corrispondente ad un calo della quotazione del 3/32. Il trentennale è sceso meno di 1/32 con un ritorno del 5,36%. Infine l’obbligazione a due anni ha perso i 4/32 con un rendimento inferiore al 2%, pari all’1,80%.
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