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LA QUESTIONE OGM
I toni utilizzati in questi giorni dagli strenui oppositori dell'introduzione degli organismi geneticamente modificati (Ogm) nella Ue segnalano la difficoltà ad affrontare un problema tanto articolato. Una tensione ed una preoccupazione che si sono manifestate negli ultimi 10-15 anni a livello internazionale, favorite da una ricerca nel settore sempre più gestita dai privati, con i consumatori lasciati ignari e poco difesi, e con il settore pubblico latitante: è avvenuto effettivamente un grande cambiamento rispetto al passato dove la ricerca era condotta con il denaro pubblico o con quello proveniente da grandi fondazioni internazionali. Le cause di tale cambiamento vanno ricercate innanzitutto nel progresso tecnologico verificatosi, che ha permesso di passare dalla ricerca sperimentale basata sul "trial and error" ad una manipolazione genetica sempre più precisa, tale da rendere gli investimenti in ricerca e sviluppo sempre più remunerativi e meno rischiosi. Se questo spiega, in ragione dei crescenti e possibili guadagni, l'interesse crescente dell'iniziativa privata, non giustifica di certo la negligente assenza della ricerca pubblica, che dovrebbe verificare i risultati in linea con la natura di bene pubblico nella ricerca in un campo ancora considerato di frontiera, garantendo la difesa della salute dei consumatori. In Italia è forte l'impressione che i toni da crociata assunti dagli oppositori, unitamente alla scarsa cultura e alla diffidenza a conoscere prima di decidere, stiano creando una situazione d'allarmismo, dove impegnarsi nella ricerca di settore significa cedere agli interessi economici delle multinazionali: si stanno creando le premesse per subire in futuro delle decisioni assunte altrove, proprio per mancanza d'adeguate informazioni e di necessarie verifiche scientifiche eseguite in casa nostra. Molti degli argomenti proposti contro la diffusione degli Ogm nelle Ue sono probabilmente corretti, se non altro dal punto di vista economico, anche se sarà il mercato a deciderlo, più che l'imposizione di veti. Invece che plaudire alla moratoria decisa dalla Ue, gli oppositori degli Ogm farebbero bene a pretendere dalle istituzioni pubbliche risposte precise fornite da esperti che non siano a libro paga delle multinazionali. Le risposte dovranno riguardare una serie di aspetti tecnici, quali il possibile impatto ambientale ed economico degli Ogm e soprattutto il problema della tracciabilità, in modo tale da consentire al consumatore di scegliere e, qualora la scelta ricada verso prodotti Ogm, tra Ogm e Ogm free, decidendo indipendentemente che si tratti di produzioni Cee o importate, salvo che non si voglia sollevare una questione solo per difendere il seppur giustificato protezionismo. Va precisato proprio in tal senso che ci sono grandi paesi in via di sviluppo, come Cina e India, che sono in grado di sviluppare una ricerca pubblica nelle biotecnologie, fornendo prodotti a prezzi più competitivi e pertanto più convenienti, in grado di battere la concorrenza europea e quella delle multinazionali.
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