Settimanale diretto da Dario Meschi

Aggiornato sabato 26 luglio 2003 - Anno 3 - Nr. 30

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LE SCELTE EUROPEE DI BERLUSCONI

Nell'Unione europea si sta delineando un contrasto tra il vecchio asse franco-belga-tedesco e quello dei paesi che guardano agli Stati Uniti: il successo della presidenza italiana sarà determinato dalla capacità di mediazione che saprà dimostrare Silvio Berlusconi.
In un recente discorso all'università di Humboldt sul tema "L'amicizia italo-tedesca al servizio dell'integrazione europea" il presidente della Repubblica, Carlo Azelio Ciampi, aveva affrontato l'argomento richiamando lo spirito collaborativo dei sei Paesi fondatori: oltre all'Italia e alla Germania, la Francia decisiva ieri come ora, il Belgio, l'Olanda e il Lussemburgo.
L'intervento del Presidente Ciampi, in questa fase destinata a definire l'Europa del futuro era stato accolto con favore sia dal Presidente del Consiglio, che dal Ministro degli Esteri Frattini.
Le affermazioni di principio e di merito hanno subito una battuta d'arresto con l'incidente italo-tedesco di Strasburgo, e hanno sottaciuto i precedenti avvenimenti, tutt'altro che distensivi, tra Roma e Parigi.

Esiste una frattura evidente. Coinvolge i diversi Paesi uniti della Comunità europea chiamati ad assumere importanti decisioni che condizioneranno l'Europa e gli equilibri internazionali. L'establishment franco-belga-tedesco non condivide la politica europea di Berlusconi, dimostrando reazioni negative, non tanto per i problemi personali del leader italiano (conflitto di interessi o i rapporti con la giustizia), che non sarebbero dissimili da quelli di altri personaggi politici europei, ma per la politica di sganciamento dell'Italia dall'asse franco-tedesco e di allineamento con la Gran Bretagna e la Spagna, in chiave neoliberista e filoamericana.
Questa visione sulle strategie da adottare e la necessità di mantenere i necessari equilibri provoca divisioni tra i diversi governi degli Stati dell'Unione. I rapporti internazionali e il ruolo che l'Europa dovrà interpretare, rappresentano la vera "colpa" di Berlusconi, che ora non rappresenta solo sé stesso o il governo italiano, ma l'intera comunità europea. La posizione recentemente assunta dal nostro Paese nell'ambito europeo, è stata aspramente criticata con diverse interpretazioni, alcune in antitesi con altre. Da una parte si criticano le palesi simpatie manifestate nei confronti degli Usa, dall'altra si condanna lo storico vassallaggio, e la sudditanza, manifestate storicamente nei confronti degli alleati francesi e tedeschi. In realtà nella Prima Repubblica, come ora, l'Italia si è sempre barcamenata cercando di difendere gli interessi nazionali con notevole capacità di mediazione e con un'abile azione diplomatica.
In questo momento, anche se l'asse franco tedesco sembra aver perso lo smalto di un tempo, soprattutto dopo i gravi errori compiuti dai due Paesi durante la guerra anglo americana in Iraq, non si potrà pilotare l'Europa snobbando queste due potenze continentali. Inoltre potrebbe essere opportuno preservare un forte rapporto con gli Stati Uniti, ma non al caro prezzo di schierarsi con i Paesi euroscettici, quando la via di una vera partnerschip transatlantica non potrà prescindere dalla partecipazione, dall'unità e dalla forza europea.

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