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IL RITORNO DEL NONNO
La patente a punti sta diventando un vero e proprio tormentone per gli italiani, più impegnati a traguardare verso orizzonti lontani, mentre percorrono tangenziali ed autostrade, nel tentativo di individuare le forze polizia e i temuti autovelox, che a guidare con attenzione nel traffico sempre più caotico. Ogni fine settimana ha il sapore della tragedia: migliaia sono le infrazioni contestate e molte le patenti ritirate. Certamente manca nel Bel Paese la necessaria cultura civica, anche se l’introduzione della patente a punti si dimostra eccessivamente penalizzante. Fanno notizia i casi d’automobilisti che hanno perso in poche ore tanti punti da legittimare il ritiro, grazie alla sommatoria delle infrazioni commesse, non di una ma addirittura di due o più patenti. Al contrario non fa notizia il guidatore distratto che per non aver allacciato le cinture di sicurezza, mettendo a repentaglio la propria, più che l’altrui, incolumità si trova penalizzato di cinque punti: il 25% dell’ingeneroso credito concesso.
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Tempo addietro a fronte di multe per eccesso di velocità per non rimanere coinvolti in temutissimi ritiri della patente imperava l’abitudine di indicare quale guidatore un unico soggetto: il nonno. Era Lui l’agnello sacrificale di un rito pagano che si compiva nel rispetto del Codice della Strada. Adesso ancora Lui diverrà il protagonista d’ogni nefandezza automobilistica compiuta dagli altri membri della famiglia, naturalmente per quelle infrazioni che non sono contestate in fragranza di reato. Sempre Lui dovrà tornare sui banchi di scuola (guida) per affrontare le ripetizioni e cimentarsi nel tormentone dell’esame, dopo un eccesso di velocità di senile e dubbia intraprendenza. Prepariamoci quindi ad avere una nuova generazione di nonni piloti, più scapestrati ed indisciplinati dei giovani nipoti o dei figli, entrambi alla guida d’auto dagli innumerevoli cavalli, votati all’alta velocità, quella da dimostrare con una fotografia, e quindi al superamento del limite consentito, mettendo a repentaglio la propria come l’altrui incolumità. Noi italiani siamo i “figli di Monza”, gli accaniti tifosi della “rossa di Maranello”, pronti ad ogni sacrificio e disposti a sopportare di tutto, governi di destra o di sinistra, ospedali mal funzionanti, tasse e balzelli d’ogni tipo, aumenti dell’Ici e dei servizi, ma non il ritiro della patente. Un’azione considerata riprovevole introdotta da un Ministro pronto e tenace nella determinazione dei punti di demerito, ma poco sollecito nell’adeguare i nuovi limiti di velocità. Il solito pasticcio all’italiana. La solita rigorosa introduzione di norme destinate a durare una stagione, quella estiva, o forse poco più. La cultura civica è un bene comune. Andrebbe rivalutata ed insegnata nelle scuole d’ogni ordine e grado, per preparare i ragazzi ad affrontare la vita in un modo più serio di quello proposto dai loro genitori.
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