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Settimanale diretto da Dario Meschi

Aggiornato sabato 31 maggio 2003 - Anno 3 - Nr. 22

DEVOLUTION STONATA

Venticinque musicisti italiani, tra cui compositori, direttori e solisti, come Abbado, Muti, Chailly, Accardo, Ughi, Pollini, Corghi, Battistelli e Sciarrino, hanno scritto al ministro per i Beni e le Attività culturali, Giuliano Urbani.
Essi hanno espresso il timore che lo spirito della devolution possa avere conseguenze gravi sull'indipendenza e l'attività delle principali istituzioni musicali italiane; la preoccupazione manifestata si riferisce alla possibile modifica del sistema di vita musicale, che potrebbe essere piegato da una logica regionale limitante.
E' evidente sia come a sovrintendenti ai monumenti e alle belle arti, così come ad artisti e organizzatori di spettacolo, non piaccia la prospettiva di trovarsi a dialogare con il politico di turno, sia esso consigliere regionale, provinciale o un semplice delegato comunale.  Essi riterrebbero, con ogni probabilità, inadeguata la competenza professionale e la sensibilità artistica del politico o del funzionario di vario livello che potrebbe costituire un rischio, se non addirittura un pericolo per chi lavora con prospettive e qualità internazionali, in questo settore musicale dalle dimensioni globali.

Mai come in questa occasione, si era riscontrata in Italia una siffatta unità d'intenti tra musicisti e proprio dalla lettera inviata al ministro ha preso impulso il Comitato Istituzioni Musicali Nazionali che, in questo periodo di durissima contrapposizione tra maggioranza ed opposizione, ha saputo con l'astuzia della ragione e con l'esperienza della politica nominare alla presidenza il senatore di Alleanza Nazionale Domenico Fisichella, affiancato da due vice presidenti: Stefano Passigli, senatore dei democratici della sinistra e Francesco Agnello, storico organizzatore musicale, uomo preparato, oltre che tenace, abile e con molte relazioni. Costituendo così un triunvirato con due personalità politicamente contrapposte e da un tecnico di qualità, dotati di un'apertura mentale tale da garantire la difesa di un settore culturale tanto importante.
Del Comitato fanno parte quegli "Amici della Musica" e "Unioni Musicali" che da Torino a Palermo tengono viva la tradizione della musica da camera, strumentale e vocale; sono inoltre presenti le migliori Scuole, le Accademie di formazione e perfezionamento; i più prestigiosi concorsi pianistici e festival non "banali" oltre ai centri di ricerca e di produzione musicale. Queste associazioni non intendono però perdere la qualifica di "istituzioni di prioritario interesse nazionale", rivendicando la loro storia (alcune associazioni esistono da prima dell'unità d'Italia) il rigore delle scelte, l'orizzonte nazionale ed ancor più internazionale che è necessario mantenere se non si vuole diminuire il livello d'assoluta qualità. Sono stati ascoltati dal ministro Urbani e da altri rappresentanti del popolo per discutere le proposte e per approfondire le ragioni di tale preoccupazione in prospettiva della nuova legge sulla musica, attualmente in fase di stesura.
Il primo approccio è stato positivo e bene augurante ma ora bisognerà trovare un'intesa con le Regioni, così orgogliose delle loro nuove competenze. Sarà necessario inoltre mettere in preventivo le reazioni che potrebbero scaturire dall'intransigenza dei rappresentanti della Lega Nord.

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