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SUA ALTEZZA AZIENDALE
La RAI, in conseguenza del caso Previti, è stata coinvolta dall'ennesima polemica. In particolare dopo la partecipazione dell'illustre imputato alla trasmissione "Porta a Porta" e alle dichiarazioni taglienti come lame affilate, giudicate eccessive da molti oppositori, rilasciate contro la Magistratura e contro i Giudici dal Leader indiscusso, che ha assunto toni ed atteggiamenti addirittura intimidatori. Lo scontro tra i poteri dello Stato esiste, ed è inutile negare il tentativo in corso da tempo, attuato da parte di alcuni settori della Magistratura, di condizionare il potere politico. E' del resto altrettanto evidente la volontà di segno opposto proveniente dalla politica, quella bottegaia erede e portatrice dei peggiori difetti della prima Repubblica, di fermare l'azione dei giudici con pretesti e con intendimenti nient'affatto nobili o convincenti. Il precedente più grave e importante sotto il profilo delle nefaste ingerenze ha portato alla caduta del primo governo Berlusconi nel '94 col successivo ribaltamento dell'assetto politico, disattendendo il voto popolare e invertendo i ruoli tra maggioranza ed opposizione: un fatto scandaloso che non ha beneficiato di un'adeguata e veemente mobilitazione. Una protesta che non ha trovato l'indispensabile eco e la dovuta solidarietà, sia tra i rappresentanti delle istituzioni repubblicane, sia tra buona parte della stampa. Questa pericolosa limitazione della democrazia pesa sulla coscienza dei rappresentanti dell'Ulivo e di coloro che ai vertici dello Stato l'hanno favorita. Gli stessi che ora vorrebbero vincere nuovamente le elezioni non, come regola imporrebbe, con il conteggio dei voti espressi dai cittadini, ma con le dimissioni dell'imputato eccellente. Gli stessi che cercano inoltre di allontanare la reintroduzione dell'immunità parlamentare, infischiandosene apertamente del Lodo Maccanico, proposto in tempi non sospetti da uno stimato politico appartenente all'area di centrosinistra.
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Le reazioni di sua Altezza Aziendale, parzialmente condivisibili, stanno favorendo gli stessi reati in precedenza commessi dai suoi oppositori. L'invio d'alcuni ispettori, voluto dal direttore dell'azienda, presso gli uffici del Tg3 (l'unico telegiornale d'opposizione) è esecrabile e non trova alcuna giustificazione. Poiché è stato compiuto con la stessa tecnica e le stesse modalità, utilizzate dagli ispettori dell'Onu in Iraq, alla ricerca d'armi non convenzionali e di documenti di ben altra importanza. Un tentativo di censura che si commenta da solo, allontanando l'attenzione dal vero problema che affligge la Rai, consistente nella perdita progressiva di telespettatori nei confronti di Mediaset, dovuta non tanto dal condizionamento politico, quanto dalla mancanza ormai cronica d'idee. Nel palazzo romano sede dell'ente si respira un'atmosfera greve e pesante, quasi asfittica, tale da rendere ormai l'aria irrespirabile al punto da intorpidire la mente dei già strapagati dirigenti. Non si comprende la necessità di assumere informazioni inviando dei commissari, anziché convocando gli interessati nel proprio ufficio. La sede di un telegiornale non è la Fiera di Milano e la libertà di stampa va garantita a tutti i costi. A questo proposito non mancano strane coincidenze. Il Presidente-capufficio ha attaccato Biagi e Santoro durante la visita in Bulgaria e i due sono sfrattati dal video in un battibaleno. Si è lamentato del presunto agguato mediatico davanti al tribunale e qualche ora dopo un suo parlamentare ha proposto una legge contro la diffamazione, proponendo ben tre anni di galera per i giornalisti ritenuti colpevoli. E' tornato a lamentarsi del Tg3 ed è scattato il blitz con l'incursione. Sono questi gli effetti della voce del padrone? Caro Presidente le vorremmo consigliare, lo consenta, maggiore prudenza in quanto i suoi politici-dipendenti poiché stanno ubbidendo con cieco e assoluto servilismo, senza dubbi e tentennamenti, ricordano gli attivisti del Pci negli anni 50, degnamente descritti e raffigurati nelle vignette di Giovannino Guareschi. Il cittadino comune non teme la giustizia e pertanto, con il passare del tempo, potrebbe stancarsi di questa lotta di potere indipendentemente dalle ragioni di entrambi i contendenti, decidendo di disertare il voto o di passare con disinvoltura da uno schieramento all'altro. Potrebbe inoltre ribellarsi a delle esternazioni come l'ultima a commento di "Bandiera Rossa", definita una "canzone cattiva" (oltre che antipatica brutta e cafona).
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