|
IL PAPA E IL BUONGOVERNO
Durante la tradizionale udienza del mercoledì Giovanni Paolo II ha commentato il Salmo 100, definendolo "una meditazione che dipinge il ritratto dell'uomo politico ideale, il cui modello di vita dovrebbe essere l'agire divino nel governo del mondo: un agire retto da una perfetta integrità e da un energico impegno contro le ingiustizie". E' quasi impossibile sostenere se il Santo Padre si riferisse alla situazione della giustizia in Italia o alle vicende di Previti e Berlusconi. Generalmente gli interventi sui temi da affrontare nelle pubbliche udienze grazie ad un lavoro d'equipe vengono scritti e con largo anticipo, non lasciano nulla al caso, nè sono condizionati dagli eventi di cronaca, anche se le riflessioni che sono state proposte hanno attinenza con la realtà. In poche occasioni questa consuetudine è venuta meno. Comunque ne è un esempio, nell'imminenza della guerra in Iraq, quando è stato affermato il richiamo al "silenzio di Dio", di fronte al perpetuarsi della malignità umana. Esiste un messaggio preciso in ogni intervento e pertanto questo non dovrebbe prestarsi a strumentalizzazioni di parte, o come del resto spesso accade anche a commento dei pubblici discorsi del Capo dello Stato Azelio Ciampi.
 |
Il Salmo numero 100 (101° nella numerazione ebraica) si presta alla meditazione politica, nel senso nobile del termine. Il salmista nel primo versetto rivolgendosi a Dio proclama: "Fedeltà e Giustizia voglio cantare". In passato spesso i regnanti cristiani lo hanno considerato come fondamento del proprio governo pur applicandolo nelle loro pratiche con metodi ben lontani da questo insegnamento. San Luigi IX di Francia lo usava come guida pedagogica per l'educazione del figlio ed erede, il principe Filippo. Seguendo il principio che un re saggio non presta attenzione alla ricchezza e all'oro, ma teme il Signore suo Dio, applicando i suoi precetti, le sue leggi, le sue regole e i suoi giudizi severi, non imponendo pesi ingiusti ai suoi sudditi e fratelli. Nella sua brevità (otto versetti in tutto) il Salmo denuncia, in un incalzante crescendo, i mali personali e collettivi che contraddicono il corretto comportamento civico e politico, soprattutto in coloro che esercitano il potere. Il bravo governante saprà stare lontano dalla prepotenza, evitando di esserne sopraffatto, non giudicando secondo le apparenze e non legiferando in base ai propri interessi. Non solo, non ammetterà calunnia, delazione e falsa testimonianza davanti ai giudici. Non danneggerà i poveri, gli umili, i bisognosi e gli oppressi. Dovrà scegliere con attenzione i propri collaboratori, consiglieri e ministri ergendosi ad autorità morale, impegnandosi ad estirpare il male e l'ingiustizia. Queste parole di un'attualità estrema dovrebbero far riflettere tutti coloro che si occupano della pubblica amministrazione, a tutti i livelli, dal più basso incarico sino ai vertici dello Stato. La conclusione del salmo è tale da commentarsi da sola, infatti, afferma: "Non abiterà all'interno della mia casa chi agisce con inganno; chi dice falsità non sarà sicuro davanti ai miei occhi. Ogni mattino eliminerò tutti gli empi del paese, estirperò dalle città del Signore tutti i malfattori".
Dario Meschi
|