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Curs de Lumbard per Terùn
Al nobile scopo di offrire al sud del mondo povero, gregario e affamato le basi dell'antico dialetto lombard, lingua ufficiale, nazionale, internazionale e galattica, Davide Rota offre a tutti, Terùn, Balùba e Balabiòtt, un pratico e completo Curs del Lumbard, corredato di Grammatica, Geografia, Storia ed Educaziùn Civiva Lumbarda. Una satira esilarante, irriverente e smaliziata, che spara a zero sui luoghi comuni dell'efficientismo e della superiorità lombarda rispetto al Sud d'Italia e del mondo.
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Prefaziùn De Lumbardi eloquentia. Cari Terùn, Baluba e Balabiòtt! Traduco: Cari amici meridionali, fratelli extracomunitari, cugini albanesi! Da oggi i vostri annosi problemi sono finiti. La Lega Nord, infatti, con la lungimiranza cha da sempre la contraddistingue, ha deliberato, in concomitanza con l'apertura delle frontiere europee, di patrocinare una grande iniziativa culturale: quella di assumere l'antico dialetto "LUMBARD" come lingua ufficiale, nazionale, internazionale e galattica per offrire al sud del mondo povero, gregario e affamato, l'ultima possibilità di riscatto. Eccovi dunque l'edizione completa del Curs de Lumbard per Terùn, del quale vi prego cogliere non solo le semplici strutture grammaticali ma soprattutto il profondo senso pratico che ne permea i significati.
1^ leziun de Storia Lumbarda Prologo Dalla caduta di Roma ladrona e del Triunviro Marcio Porcio Bettinio Crasso Erano passati diversi lustri ormai dalla memorabile caduta della Prima Repubblica Romana, dagli anni in cui spadroneggiava indisturbato il temibile console M.cio P.cio Bettino Crasso, triunviro del Caf (Craxi, Andreotti, Forlani) e capo indiscusso di un vero e proprio comitato d'affari formato dagli uomini più importanti della Repubblica. I padri amavano raccontare commossi ai figli lo storico giorno della caduta, quando Crasso, accolto in Roma da una pioggia di monetine, si chinò sventatamente a terra per raccogliere un paio di sesterzi tradendo un'inguaribile predisposizione alla cupidigia spicciola. Quel giorno stesso fu costretto a lasciare suo malgrado la capitale, e soprattutto il capitale, per ritirarsi a vita privata in Hammamet, nella stupenda villa pompeiana costruita dall'amico Ligrescus e pagata oltre 500.000 sesterzi "schiavi in mano" all'interno di una modesta oasi di 10.000 ettari che Crasso chiamava affettuosamente "la mia Africa". Laggiù era solito commuoversi all'imbrunire ricordando i tempi d'oro e le serate mondane trascorse con l'amico Liciu Gellus sotto la splendida loggia della sua villa in Toscana, i bagni di sole a Portofinus con l'amica Vacca Cornelia Augusta, sdraiato sui grandi massi (i massoni) della scogliera. Tutti lo chiamavano ancora "L'uomo del Monte" o "il grande arrampicatore" per la sua singolare abitudine a inerpicarsi sui colli sempre più in alto, dall'Aventino al Quirinale, affrontando insidiose scalate al Monte dei Pegni, al Monte dei Paschi fino al fatale Monte Edison, travolto nella caduta dal delfino Martellus Bellus e sgambettto dal picconatore solitario "Externator"………
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